MATRIMONI BIANCHI: UN FENOMENO IN AUMENTO

In una società dove la pornografia è a portata di “mouse”, dove segnali espliciti di erotismo e seduzione invadono le strade e le riviste fanno a gara per mostrare la nudità di personaggi famosi, potrebbe sembrare assurdo scoprire che c’è un’ondata di gelo nei letti matrimoniali italiani.

Una conferma arriva dalla ricerca dell’Associazione matrimonialisti italiani, che afferma che le coppie “bianche”, cioè quelle che non hanno più rapporti sessuali, sono circa il 30 per cento. Non solo. Il fenomeno pare essere in costante aumento: negli ultimi dieci anni è triplicato il numero delle coppie “bianche”, e questo anche tra persone giovani, uomini e donne sotto i 50 anni che vivono sulla loro pelle questo fortissimo calo del desiderio. Sarebbero addirittura 20mila, in Italia, i matrimoni non consumati. La passione certo non è eterna, ma pensare che circa un terzo dei coniugi italiani, pur dormendo nello stesso letto, non si toccano nemmeno per sbaglio, fa riflettere.

Ed è proprio la difficoltà ad affrontare un tema così intimo il vero nocciolo della questione.

 

Come mai questo fenomeno è in aumento?

Un tempo accadeva che le donne in menopausa rifiutavano le attenzioni del marito: le donne a 50 anni erano considerate “vecchie”, e spesso i mariti continuavano a vivere la loro sessualità al di fuori delle mura domestiche. Oggi il problema riguarda anche coniugi sposati da poco che hanno consumato il matrimonio quelle due o tre volte e poi basta, e altre che proprio non l’hanno mai consumato.

Il fenomeno, legato al concetto di “non consumazione” del matrimonio, è multifattoriale, determinato da cause molto diverse tra loro: da quelle psicologiche (poco più frequenti nei giovani, e che interessano soprattutto gli abitanti delle grandi metropoli dove lo stress e il cosiddetto mal di città raggiungono picchi altissimi proiettandosi nella vita sociale; ma che trovano terreno fertile anche nei disagi esistenziali dovuto al super lavoro o alla mancanza dello stesso), a quelle maggiormente legate agli aspetti organici e medici (che vanno dalle patologie cardio-vascolari, a tutte le malattie endocrine, a molte urologiche e a qualcuna neurologica, come ad esempio la sclerosi multipla che può avere come sintomo di esordio proprio la disfunzione erettile). Tra le componenti prettamente femminili, la principale è da ricondurre al vaginismo, e quindi al timore della penetrazione; le maschili sono legati fondamentalmente alla disfunzione erettile, e a una forma così disperata di eiaculazione precoce da non permettere la stessa penetrazione. 

Cosa fare?

Il primo passo è prendere coscienza del problema e lasciarsi aiutare da uno specialista. C’è però da constatare un denominatore comune nel disagio di queste coppie: il tempo. Infatti, appare evidente un periodo di tempo particolarmente elevato tra l’insorgenza del disagio e la decisione di consultare un esperto. Queste coppie fanno passare in media 6/8 anni prima di trovare il coraggio per affrontare il problema.

C’è da non sottovalutare l’aspetto della “vergogna” che chiude i partner in una trappola escludendoli non solo dalle interazioni sociali, ma anche dalla possibilità a farsi aiutare. Si potrebbe andare avanti così per anni, e la rinuncia ai rapporti fisici sembra diventare una tappa obbligata, ritenendo la faccenda difficilmente risolvibile. In questa condizione, si rimane schiacciati dalla vergogna che obbliga a un silenzio da cui si è strappati unicamente per la pressione di nuove variabili che possono entrare in gioco: ad esempio il desiderio di avere un bambino. Molto spesso è questa una delle motivazioni che spinge i partner a guardare il problema e chiedere aiuto.

Le coppie dei matrimoni bianchi vivono una dinamica relazionale complessa e allo stesso tempo pericolosa. E’ facile riscontrare un forte sentimento, modificatosi nel tempo, che porta i coniugi a rivedere la propria modalità affettiva relazionale. La coppia inizia a percepirsi più come fratello e sorella, piuttosto che coinvolgersi in quell’esperienza intimo-erotica-sessuale. Il rischio più grande, sperimentato anche durante il percorso terapeutico, è quello di osservare nei partner l’inevitabile viaggio verso una “fatale” separazione.

Conclusioni:

L’esperienza sessuale, nel rispetto di se stessi e degli altri non può non esistere, ne tanto meno essere sublimata o “rimpiazzata” da alternative affettive apparentemente gratificanti. La sessualità deve essere vissuta a pieno, abbracciando a 360° tutte le sfaccettature dei propri desideri, senza paure particolari, ne tanto meno stereotipi e false credenze. 

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