Lutto inteso come perdita di una persona cara

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Il termine “lutto” indica la reazione emotiva-comportamentale alla morte di una persona cara. Si tratta di un processo comune a tutti gli esseri umani, tanto che, pur avendo un senso soggettivo tragico, viene solitamente vissuto come un’esperienza triste ma fisiologica. Alcuni contributi recenti alla comprensione del lutto fanno riferimento alla teoria dell’attaccamento, la quale afferma che ciascun essere umano è naturalmente portato a instaurare intense relazioni affettive con le persone di riferimento. L’interruzione di una relazione di questo tipo provoca una serie di reazioni intense ma prevedibili e finalizzate al recupero del suddetto legame. J. Bowlby, uno dei teorici più autorevoli dei processi di attaccamento e di separazione, individua un percorso in quattro fasi, che l’individuo compie per giungere a ridefinire la relazione con il defunto e a poter ricostruire legami emotivi intensi ed importanti, e precisamente: fase di protesta (in cui si presentano le discrepanti emozioni derivanti dalla ineluttabilità dell’evento e dalla nostalgia del defunto); fase di nostalgia (senza il caro estinto il mondo sembra vuoto e privo di significato); fase di disperazione (con ricordi che divengono intensi ed intrusivi l’individuo può sentirsi irrequieto, demotivato e possono comparire disturbi organici) e fase di rielaborazione (revisione e riadattamenti emotivi, affettivi e cognitivi portano la persona a rivedere sul piano di realtà la relazione con il defunto e a creare e mantenere nuove relazioni affettive). Più recentemente Rando (1993, 2008) approfondisce questo argomento ed enuclea le sei fasi di elaborazione del lutto, contraddistinte come  “le sei R”:

1. rendersi conto della perdita, prendendo atto del decesso;

2. reagire alla separazione, esperendo il dolore, sentendo, accettando ed esprimendo in modo personale tutte le reazioni psicologiche alla perdita; identificando e lasciando scorrere il dolore per le inevitabili perdite secondarie;

3.  ricordare e riesperire la persona defunta e il rapporto con lei, riesaminando ad esempio i ricordi in modo realistico e riguardando/rivivendo le sensazioni ad essi legate;

4. rinunciare ai vecchi attaccamenti al defunto e alle relative convinzioni sul mondo;

5. risolversi e progredire in modo adattivo nel nuovo mondo senza dimenticare il vecchio, ad esempio rivedendo le proprie convinzioni sul mondo, sviluppando un  nuovo rapporto con il defunto, adottando nuove modalità esistenziali, formandosi una nuova identità che tuttavia non disperda quella più antica;

6. reinvestire

L’elaborazione del lutto appare pertanto come un processo articolato e graduale, attraverso il quale il dolente lotta per abbandonare un adattamento non più utile e funzionale, per ricercare un nuovo equilibrio personale con la vita. Tale processo viene inoltre agevolato da tre tipologie di attività di ri-orientamento, necessarie per prendere atto della perdita della persona amata (Rando, 2008) e che si riferiscono a:

a)      al defunto

b)      al dolente

c)      al mondo esterno.

La prima (a) comporta lo scioglimento dei legami psicologici tra dolente e defunto, la modifica del legame di attaccamento e la conseguente trasformazione di un rapporto basato sulla presenza fisica a un piano più astratto, caratterizzato dall’assenza della persona defunta e dalla presenza del suo ricordo. Per quanto riguarda il dolente (b), il ri-orientamento si basa sull’adattamento personale alla perdita, che riesamina le ipotesi sul mondo e sul proprio sé, in rapporto ai cambiamenti avvenuti in seguito al decesso. In riferimento invece al mondo esterno (c), il ri-orientamento comporta invece l’apprendimento di modalità di vita efficaci anche in assenza della persona amata, e soprattutto il reinvestimento emotivo nel mondo esterno, per compensare e riadattarsi all’assenza. Qualora il processo naturale di rielaborazione del lutto subisca interruzioni, rallentamenti, blocchi o cristallizzazioni, causati solitamente dalla impossibilità di accettare il significato emotivo della perdita, il disagio e il dolore che accompagnano ogni lutto possono ampliarsi, fino ad assumere dimensioni e forme complesse e /o patologiche. Secondo Rando (1993) l’elaborazione complessa del lutto si verifica quando accade un compromesso, una distorsione o un mancato completamento di una delle sei “R” del percorso di cui sopra, tenuto conto del tempo trascorso dal decesso. Infatti prima di poter parlare di lutto complicato o patologico dovrebbero essere trascorsi almeno 6 mesi/1 anno dall’evento e dovrebbero essere presenti uno o più dei seguenti elementi, tali da compromettere le normali attività quotidiane:

a)      nostalgia del defunto e sofferenza nel desiderio insoddisfatto di rivederlo

b)      sconcerto, turbamento o sgomento

c)      rabbia o amarezza al pensiero della perdita

d)     insensibilità emotiva

e)      sensazione che la propria vita sia priva di significato

f)       incapacità di fidarsi degli altri

g)      difficoltà a riprendere la propria vita

h)      incertezza sul proprio ruolo nella vita o ridotta percezione della propria soggettività.

Esistono anche dei fattori di rischio rispetto  all’insorgenza di una situazione di lutto complicato e difficile da elaborare in solitudine: rapporto stretto o dipendenza emotiva dalla persona defunta, paura della separazione nell’infanzia, esperienza traumatiche infantili come abbandono e abusi, mancanza di contatti sociali, assistenza al defunto prima della morte, morte improvvisa, violenta o suicidio, basso  reddito, atteggiamento pessimista e depressione. Inoltre in un lutto complesso, a differenza di quello “normale o fisiologico”, i circuiti neurali attivano dei percorsi che mantengono i pensieri intrappolati a lungo nella nostalgia del ricordo del defunto e si ripetono pensieri del tipo: “Non ce la farò mai a superare questa situazione !”, “Non ce la faccio più!”, “Mi sento così, perché ho un problema!”, “Il mondo non è normale!”… Le persone con lutto complesso tendono anche ad agire secondo due modalità apparentemente distinte ma legate tra loro: o sopprimendo i pensieri legati ala morte, oppure, al contrario, rimuginando a lungo sulle cause della morte del defunto e sui modi in cui si sarebbe potuto evitarla. Tali tipologie di pensieri generano dei circoli viziosi. Chi evita di pensare al dolore che sta vivendo può, come per altro succede per altri tipi di trauma, sperimentare intrusioni, cioè ricordi legati al defunto che si presentano alla mente improvvisamente, provocando spesso reazioni di paura e di angoscia. In questo caso l’evitamento porta alla mancata integrazione dell’esperienza del lutto nella vita psichica dell’individuo. D’altra parte, chi invece pensa che la propria reazione sia abnorme e sbagliata, trascorre molto tempo a rimuginare e ciò alimenta il vissuto di tristezza e di solitudine, tendendo ad impedirne il superamento. Infine, sebbene lutto e depressione presentino caratteristiche e manifestazioni in comune (tristezza tendenza al pianto, inappetenza, insonnia, diminuzione degli interessi), sono da distinguere. Nella depressione il disturbo dell’umore è tipicamente pervasivo e non remittente, con insignificanti fluttuazioni del tono dell’umore, quando presenti. Nel lutto l’instabilità del tono dell’umore è molto più ricorrente. Speso il dolore del lutto viene descritto come una sofferenza che si presenta a ondate, che travolge e poi si ritira, per cui nel lutto sono possibili momenti in cui la persona si sente sollevata e riesce anche a ricordare cose liete. I sentimenti che invece sembrano accomunare dolore da lutto e depressione sono quelli della vergogna e del senso di colpa. Tuttavia quando essi si presentano nel lutto, ciò di solito avviene perché la persona non ritiene di aver fatto abbastanza per il deceduto prima della morte; nella depressione, invece, sono comunemente esperiti verso di sé, con l’idea di essere malvagi e indegni.

Come favorire l’elaborazione del lutto? Il contributo dell’approccio EMDR

Il metodo terapeutico EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) consente di liberarsi di parte del dolore, nel rispetto del sistema di valori e di credenze della persona.  Una perdita può essere così devastante da bloccare l’accesso alle reti mnestiche contenenti i ricordi positivi della persona amata. L’elaborazione dei momenti e dei ricordi dolorosi consente l’accesso a tali reti e permette l’affioramento dei ricordi, che svolgono un ruolo vitale nell’adattamento alla perdita di una persona cara. I ricordi fungono da ponte essenziale tra il “mondo con” e il “mondo senza” la persona amata.

 A luglio 2012 l’oms (organizzazione mondiale della sanità) ha riconosciuto l’EMDR efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati

La stimolazione del sistema di elaborazione delle informazioni favorisce il passaggio naturale attraverso le fasi normali dell’elaborazione del lutto. L’EMDR non toglie nulla di necessario al paziente. L’EMDR facilita il superamento dei “punti di blocco” e dei momenti dolorosi del lutto facendo emergere i ricordi positivi, il significato del rapporto e della perdita, favorendo così l’emergere di una rappresentazione interiore positiva della persona cara che ora non c’è più. Capire e prendere atto del significato della relazione, del ruolo della persona nella nostra vita e nella nostra identità, ci consentono di portare nel futuro la sicurezza fondamentale di aver amato e di essere stati amati. L’EMDR offre a molti pazienti un sollievo più rapido ai disturbi emotivi rispetto alle psicoterapie convenzionali.

A chi è indicata l’elaborazione del lutto attraverso l’EMDR?

A tutte le persone che soffrono a causa della perdita di una persona cara ed in modo particolare se esistono i seguenti fattori di rischio:

  • Morte improvvisa
  • Morte violenta (incidente, omicidio, suicidio)
  • Morte di un figlio/a
  • Morte evitabile
  • Morte a seguito di malattia prolungata
  • Rapporto con il defunto segnato da rabbia e sensi di colpa
  • Rapporto con il defunto di dipendenza
  • Rapporto con il defunto di ambivalenza
  • Traumi psichici pregressi della persona in lutto
  • Altre perdite irrisolte della persona in lutto
  • Assenza di figure o azioni di supporto sociale

 

Il lutto nell’infanzia

La perdita di una persona cara, nella vita di un bambino, produce un dolore intenso e duraturo e può rappresentare un fattore di rischio per uno sviluppo sano, nel caso in cui il bambino non sia sostenuto nel prolungato processo di elaborazione del lutto.  Il processo di elaborazione del lutto include stati d’animo di tristezza, che consistono sia nella rinuncia alla speranza che il genitore deceduto possa tornare, sia nell’integrazione di ricordi dello stesso all’interno di un Senso di Sé che si va costruendo. La sofferenza di un bambino viene spesso minimizzata o esagerata. Nel momento in cui avviene un lutto in famiglia i bambini capiscono quello che sta succedendo nonostante si cerchi di nascondere la verità. Una volta diventati adulti molti di questi bambini affermano che “il momento peggiore è stato quando non capivano cosa stava succedendo”. La formula migliore è: “Potersi fidare e conoscere la verità”.   Per aiutare un bambino ad elaborare la propria perdita l’EMDR rappresenta un metodo molto efficace: contribuisce ad aiutare il bambino a non sviluppare credenze disfunzionali su dei se e sul mondo circostante che possono alterare il normale sviluppo.

Accanto alla psicoterapia individuale il nostro centro organizza incontri formativi-informativi sul tema del lutto, per il pubblico, per gli insegnanti e offre sostegno e supporto alle famiglie.

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