L’USO DEL WEB PER I NATIVI DIGITALI: L’EQUILIBRIO TRA FIDUCIA E PROTEZIONE.

Il compito degli adulti di riferimento nel percorso educativo del figlio che entra nell’età della preadolescenza (circa tra i 9 e i 12 anni) è quello di individuare, nella formulazione di nuove richieste e desideri di autonomia che il ragazzino porta avanti, delle modalità educative per favorire la sperimentazione, senza rinunciare al proprio compito di protezione. Ma come riuscire in questo ambizioso intento quando si parla di Internet e social network, tema dove si fanno consistenti le distanze generazionali? Si chiama la generazione dei “nativi digitali” quella di tutti coloro che sono nati con Internet, mentre i loro genitori appartengono al gruppo degli “immigrati digitali”, che utilizzano questo strumento per pagare le bollette, fare acquisti on line, controllare le mail o per lavoro. I nonni poi rientrano nei cosiddetti “tardivi digitali”, cresciuti senza tecnologia e che fanno fatica a comprenderla.
Stante la diversità di utilizzo del mezzo, risulta importante per i genitori (e perché no, anche per i nonni) capire di cosa si sta parlando. Spesso, infatti, i figli si raccontano ai genitori quando sentono che questi ultimi sono interessati a quello che dicono, anche solo per conoscerlo meglio. Ma se un genitore non conosce, non può formarsi una propria idea delle implicazioni di quel certo social network, o condividere un linguaggio con il figlio, rendendo di fatto difficoltosa la comunicazione con lui. E se non si riesce a guardare il mondo digitale con i loro occhi, non si può neanche proteggerli dai pericoli che, come in ogni mondo, anche in questo sono presenti.
Da sondaggi recenti condotti nelle scuole, i bambini raccontano di come si sia sempre più abbassata l’età del primo cellulare (che passa da regalo della S. Cresima a regalo della S. Prima Comunione) e che la stragrande maggioranza dei ragazzi ha una connessione Internet sul cellulare (controtendenza rispetto a pochissimi anni fa). Dichiarano che per la maggior parte di loro l’apprendimento dell’uso di Internet è stato autonomo e che la sua funzione principale è quella di rimanere in contatto con gli amici. Alla socializzazione digitale, primo obiettivo dell’uso di Internet per il preadolescente, vengono dedicate da 1 a 4 ore al giorno.
Internet, insomma, costituisce un ambiente in cui i nostri figli sperimentano, spesso precocemente, una “libertà” precoce. Diventa un ambito in cui il ragazzino può mettersi alla prova in modo diverso da quando si affrontano esperienze reali, ma sperimentando comunque una forma di autonomia. Acquisire conoscenze, scoprire nuove realtà, accompagnare un apprendimento tradizionale con uno multimediale, sono opportunità di crescita che sono insite nell’utilizzo di Internet e che è bene che i genitori sostengano. Ma, al pari di ogni altra occasione di crescita, anche l’uso del mezzo digitale necessita di una valutazione attenta e condivisa tra i genitori. E’ fondamentale che essi guidino il figlio, ancora immaturo per una valutazione autonoma, nel considerare rischi, limiti e confini. Pertanto, la supervisione dei genitori e il mantenimento sempre aperto di un canale di comunicazione con il figlio, che passa dalla conoscenza di quel mondo, risultano fondamentali per sostenere il graduale processo di sperimentazione autonoma di Internet.
Quali mode e tendenze possono costituirsi come pericolose?
Se l’uso di internet nella fascia d’età in esame è finalizzato principalmente alla socializzazione, riveste un ruolo fondamentale presentarsi in una maniera appetibile e accattivante ai propri pari. Ecco l’uso del SELFIE (autoscatto finalizzato ad essere condiviso sui propri profili social ad es. Facebook) o del DAREDEVIL SELFIE (autoscatto in situazioni estreme). La finalità di mostrarsi belli, felici, spesso disinibiti è quella di ottenere i “LIKE”, ovvero la moneta di internet, la misura con cui un ragazzino/ragazzo valuta quanto piace. Se piaccio, aumentano i miei “followers” e, dunque, la mia popolarità. In questa fase evolutiva, il riscontro che arriva dagli altri assume un valore altissimo nella costruzione della propria identità. Il ragazzino può giocarsi in diverse versioni di sé (sfidante le regole, sensuale, trasgressiva) con l’obiettivo di piacere. Spesso però dimentica o sottovaluta che perde il controllo sul materiale che condivide (ad es. l’# annulla un profilo privato e tutto quello che condivido non so più che fine possa fare). Il ragazzino può incorrere in situazioni pericolose
incautamente sottostimate (ad es. condividere una foto di sé stessi ammiccante o provocatoria con il/la proprio/a ragazzo/a, ossia il cosiddetto SEXTING, senza prevedere che potrebbe essere diffusa) ed è per questo che risulta fondamentale che il genitore mantenga un canale aperto di comunicazione con il proprio figlio.
Dall’esperienza diretta dei ragazzini, si apprende come L’ADESCAMENTO di un minore da parte di un adulto attraverso Internet, spesso avvenga attraverso l’uso della Play Station in giochi virtuali. Risulta estremamente importante aiutare i ragazzini a definire l’età dell’interlocutore che può attivare l’allarme del pericolo. Dal racconto dei ragazzi, infatti, spesso non considerano la maggiore età dell’interlocutore che chiede loro dove abitano o che scuola frequentano, un indizio sufficiente per preoccuparsi. L’adescamento avviene di norma tramite la costruzione di un falso profilo o, ancora più frequentemente, con i giochi virtuali. Il malintenzionato si informa sui vari social circa i gusti e le preferenze del ragazzino per creare un rapporto di fiducia, per poi chiedere l’esclusiva (spesso a questo punto domanda l’invio di foto). Scopo dell’adescamento è l’incontro off line. Può essere difficile per il ragazzo sottrarsi alla richiesta di un appuntamento dopo aver condiviso materiale personale e/o fotografico con l’adescatore. Questa situazione è impossibile da gestire per il ragazzino da solo, diventa necessario avere la possibilità di condividere i propri dubbi o timori con l’adulto.
L’entrata nel mondo di internet deve quindi essere alla portata della capacità cognitive ed emotive dei ragazzi. L’autonomia non regolamentata e quindi non graduale, può diventare eccessivamente difficile da gestire per il ragazzo. Si veda ad esempio il fenomeno del VAMPING, ovvero portare a letto il cellulare accesso, ritardando sempre di più il momento del riposo. Lo schermo spesso è rivolto verso l’alto in modo da non perdersi le notifiche in arrivo (fenomeno della NOMOFOBIA), con conseguenze pericolose sulla vista e molto serie sulla qualità del sonno e sulla performance scolastica del giorno dopo. L’assenza di regole sull’uso del web sovraespone il ragazzino a contenuti che non è in grado di gestire anche in relazione all’equilibrio tra tempo e contenuti reali e virtuali. Ciascun adulto è chiamato all’interno della coppia coniugale e, sempre di più, anche coinvolgendo la famiglia allargata a mostrare coerenza (ad es. se la regola è quella che non si usa il cellulare a tavola, ma poi i genitori sono a loro volta distratti durante il pasto dal richiamo delle notifiche in arrivo…) e a considerare che nell’uso di Internet sia in gioco anche la relazione genitori-figli e non solo le competenze informatiche.

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