Lo Stress da Lavoro: dalle più comuni sindromi a come affrontarlo

Screenshot 2014-11-06 11.12.47La scuola e il lavoro sono già ripartiti a pieno regime da qualche settimana, e ritornare ai ritmi di sempre e’ stato faticoso….per la maggior parte ma non per tutti, in tempi di crisi!

Il rientro dalle vacanze per alcuni/e è il momento per ricominciare una nuova avventura lavorativa: c’è chi deve mettersi in moto per cercare un nuovo lavoro ma anche chi deve fare i conti con la ripresa frenetica delle attività, in questa società che lascia sempre meno spazio alla cura di sé!!!

Per molti il rientro è fonte di forte affaticamento su molti fronti: dalla nostalgia per le vacanze volate in un lampo (le cose belle durano sempre troppo poco?), al rientro al lavoro, oggi diventato sempre più presente nelle nostre vite. Sembra che si debba lavorare sempre di più e non basti mai!!

Possiamo quindi parlare di stacanovismo? Questo movimento nato in Unione Sovietica per aumentare la produttività lavorativa, indica anche ai giorni nostri il sottoporsi a ritmi estenuanti in una certa attività e può portare ad alti livelli di stress.

 

DROGATI DI LAVORO?

Negli ultimi anni si parla sempre più delle cosiddette “nuove dipendenze” (in inglese “new addictions”) indicando un gruppo alternativo di dipendenze che si distanziano da quelle più comuni legate alle droghe, in quanto legate ad oggetti e attività non chimiche.

Nella letteratura anglosassone i super lavoristi si chiamano workaholics, letteralmente drogati di lavoro.

Il termine “ubriachi da lavoro” deriva dall’analogia che tale patologia ha con l’alcoldipendenza. La sindrome da dipendenza da lavoro rientra nella categoria dei disturbi ossessivi-compulsivi e indica il comportamento di quelle persone troppo dedite al lavoro.

La conseguenza? Il mettere in secondo piano la vita sociale e familiare può causare danni a sé stessi a al resto della famiglia.

Il termine workaholism nasce nel 1971 in seguito alla pubblicazione di un libro “Confessions of workaholics: the facts about work addiction”da parte del medico-psicologo Wayne Edward Oates; prima del 1971 chi oggi viene definito un workaholic veniva chiamato stacanovista e spesso veniva ammirato per la propria dedizione al lavoro!!!

In Giappone nel 1969 si ha il primo caso noto di persona che morì per stress da lavoro: solo in Germania, Stati Uniti e Giappone la società comincia ad interessarsi a questo fenomeno. Ancora oggi, nonostante la diffusione di studi scientifici sul fenomeno, in Italia questa patologia è quasi sconosciuta.

Quali sono i sintomi che caratterizzano questa patologia? Fretta perenne, ansia e affaticamento cronico, agende piene di numeri di telefono e e-mail a cui rispondete oltre le 23 e senso di impotenza che si accompagna a senso di invorticamento: “non posso rinunciare”, “devo andare da”,  Rosy alle 10, dal capo alle 12, con il cliente a pranzo alle 13 dalle 14 alle 18 pc, happy hours con il collega lasciato dalla moglie e torno a casa con tonnellate di posta da rispondere dal mio pc portatile.

Spesso tutto accompagnato dal saltare i pasti e dormire poche ore per notte, anche meno di 6. Il workaholic si caratterizza per il dualismo tra consenso esterno e risentimento dei familiari che si sentono traditi.

Questa vita frenetica che ci siamo scelti, siamo sicuri che sia di buona qualità? Il responso è sicuramente negativo. Il lavoro anestetizza la sfera emotiva, rendendo le persone distaccate e il sistema familiare è costretto ad adattarsi per mantenere l’equilibrio: per il workaholic non c’è più differenza tra la casa e l’ufficio.

Voi cosa ne pensate? Se non volete ammalarvi di stress e depressione ponete fine a questa dipendenza dal lavoro!!!

Spesso il lavorare tanto è la scusa per molti per non affrontare i problemi: fare, fare per non pensare. Sentirsi impegnati e ricercati indubbiamente ha il suo fascino ma chi ci rimette è la nostra salute, il nostro benessere e la nostra bellezza.

 

COSA FARE? Le cose più semplici:

Innanzitutto volersi più bene, trovare altre compensazioni più legate alla sfera personale: dalla passeggiata, all’attività sportiva, dalla chiacchierata tra amici, alla cena improvvisata.

Ci sono tanti modi per riuscire ad auto-coccolarsi: un ascolto rilassante del cd preferito, un bel bagno caldo, un trattamento estetico e un massaggio dall’estetista o in un centro benessere, a seconda delle possibilità economiche.

Un week end a contatto con la natura può aiutare a ritrovare se stessi e un po’ di serenità: camminando nel silenzio e nei rumori e profumi del verde.

Ogni tanto una breve vacanza o una fuga nel week end con la persona amata o con una amica.

Le cose più difficili:

Imparare a dire di NO: in generale, nel rispetto dei vostri bisogni e dei vostri limiti fisici e fatiche psicologiche. Dite di no all’amica che chiama solo quando sta male, al datore di lavoro, alle persone richiedenti e a quelle assillanti, alla frenesia del guadagno e ai ritmi impropri.

Dire di No è così difficile perché impone un saper scegliere e saper decidere cosa è meglio per noi, senza senso di colpa, senza paure di perdere l’oggetto amato.

Perciò diciamo sempre SI, e ci auto limitiamo o peggio a volte ci auto-puniamo.

Il bambino inizia a dire No ai suoi due anni di vita, per crescere e differenziarsi dai suoi genitori iniziando il processo di individuazione-separazione che forma la sua personalità.

Se imparassimo ad ascoltarci riusciremmo a sintonizzarci con i nostri bisogni.

Inoltre oggi molte persone faticano a star sole, si sentono perse e hanno la necessità di riempire le serate con: uscite, aperitivi, o altro, per rientrare tardi a casa perché stanno male in coppia o in famiglia o perché vivono soli.

No, no così non va: questa è la ricetta per ammalarsi.

E se proprio il lavoro è la vostra droga, che vi fa sentire vivi  e riempie le vostre  giornate,  cercate un “metadone” disintossicante: qualunque sia, vogliatevi  più bene!

E per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro o è precario?

In questo periodo di crisi economica molte sono le persone in cerca di un nuovo lavoro. Parliamo soprattutto di chi l’ha perso, dei precari e di chi una volta finita la scuola deve immergersi nel mondo del lavoro.

Rimanere senza lavoro comporta un duro attacco all’autostima della persona che si chiede “perché proprio a me”? La persona si trova divisa tra un crescente senso di delusione ma anche la speranza, che si dice sia l’ultima a morire!!!

L’essere senza lavoro incide sull’intera sfera sociale dell’individuo e può diventare un problema di natura esistenziale. L’individuo rischia di sentirsi fallito di fronte all’esistenza stessa: questo vale soprattutto per gli uomini che di natura investono maggiormente nell’attività lavorativa, mentre le donne sono quelle che reagiscono meglio, in quanto riescono ad avere una compensazione maggiore dai rapporti personali.

Cosa fare?

  • Non fatevi prendere dal panico!
  • Sfruttate il periodo per stare con voi stessi e fare tutte quelle attività che vi siete sempre negati per assenza di tempo;
  • Fate un planning giornaliero, per organizzare al meglio la ricerca del lavoro;
  • Informatevi riguardo all’esistenza di corsi per specializzarvi ulteriormente nella vostra professione e poter accreditare al meglio il vostro curriculum;
  • Mangiate sano e fate una costante attività sportiva per star bene con corpo e mente.

PARLIAMO DEI “PRECARI”…

Dicesi precario chi non ha un lavoro stabile e deve vivere in una costante condizione d’incertezza.

Molte persone soffrono della “sindrome da lavoro precario” che colpisce coloro che non hanno un impiego stabile e duraturo e provoca una serie di disturbi mentali e fisici quali:

• Gastrite

• Colite

• Dermatite

• Insonnia

• Tachicardia

• Attacchi di panico

• Ansia

• Sensazione di inadeguatezza e pericolo

Secondo uno studio dell’ordine degli psicologi a Milano la sindrome colpisce l’80% dei precari al nord. Nel focus abbiamo soprattutto donne neolaureate costrette ad accontentarsi di lavori mal pagati in call center ad esempio, ma anche gli insegnanti in generale che aspettano la convocazione annuale per l’insegnamento.

COSA FARE?

L’essere precario comporta un senso di instabilità esistenziale che impedisce alla persona di fare progetti stabili per il futuro, oltre che a vivere in costanti condizioni d’incertezza economica.

Ecco di seguito alcuni piccoli accorgimenti:

  1. Vivete nel qui e ora! Questo comporta il non pensare troppo al domani, cercando di vivere con ottimismo la giornata. Tanto è impossibile prevedere quello che succederà e il domani riserva sorprese inimmaginabili;
  2. Riqualificatevi! Cercate sempre nuovi obiettivi e qualifiche in modo da avere più possibilità;
  3. Cercate di essere ottimisti!

I percorsi psicologici individuali e di gruppo possono aiutare chi soffre di stress e dipendenze da lavoro, ma anche chi vive in una condizione di precarietà lavorativa.

Nello specifico, il “Metodo stay with us ©”, i gruppi di rilassamento e autoefficacia, con tecniche miste psicoterapiche abbinate, ove necessario al counseling o alla psicoterapia, facilitano un rapido e autentico recupero dell’equilibrio psico-fisico. 

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*