L’infertilità e sterilità di coppia

L’infertilità, secondo le stime fornite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è un fenomeno che affligge, nei paesi industrializzati, il 15% delle coppie. L’OMS definisce l’infertilità una patologia e stabilisce  che, come per qualsiasi altra malattia, chi è affetto da questa condizione ha il diritto di conseguire una terapia appropriata attraverso tutti i mezzi possibili, attualmente a disposizione, dalla medicina riproduttiva.

In Italia, in base ai dati forniti dal Ministero della Salute, il 30% delle coppie, al pari dunque degli altri paesi industrializzati, vive un problema di infertilità. La legge n. 40 del 2004 recante  “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” ,all’articolo 2, comma 1 stabilisce che: “Il Ministro della Salute, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresí promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.”

Le Linee guida pubblicate nell’aprile del 2008 contengono indicazioni anche sulle procedure e sulle tecniche di attuazione della procreazione medicalmente assistita e integrano e aggiornano le precedenti pubblicate nel luglio del 2004. Tra le varie novità, c’è l’obbligo per ogni centro di PMA di offrire la consulenza e un supporto psicologico a tutte le coppie che ne abbiano necessità. Le attività di consulenza e di supporto psicologico devono essere rese accessibili, inoltre, in tutte le fasi dell’approccio diagnostico-terapeutico dell’infertilità, quindi, prima, durante e alla fine del percorso. Il Consiglio Superiore della Sanità, dunque, si è espresso anche sulla necessità di offrire un adeguato supporto psicologico a tutte le coppie che iniziano un percorso di procreazione medicalmente assistita.

Farsi seguire e sostenere psicologicamente significa volersi bene, proteggersi, ma soprattutto tutelare il legame. L’infertilità è una variabile imprevista (Vignati, 2002) che colpisce un numero sempre più crescente di coppie, questa è la triste realtà. È una condizione che arriva, è inattesa e non si sceglie. Se non è possibile sottrarsi a questo destino, si può però “scegliere” di evitare che essa contamini negativamente la relazione. L’esperienza fallimentare di non riuscire a realizzare la genitorialità, non deve diventare il fallimento o il tracollo della relazione di coppia. È bene affrontarla attivamente per individuare le risorse e le strategie efficaci per vivere questa esperienza con meno sofferenza. “Minore” e non senza sofferenza, perché l’infertilità è un trauma che suscita sofferenza. Prendersi cura dell’aspetto psicologico, significa avere più probabilità di successo nei trattamenti che si desidera iniziare. La letteratura scientifica, infatti, evidenzia come la presenza di un disagio psicologico non curato possa condizionare negativamente l’esito di un trattamento. Inoltre, è utile nei casi di sterilità psicogena o idiopatica, cioè quando manca una causa oggettiva che possa giustificare il mancato concepimento. Ci sono casi, in cui, le coppie semplicemente attraverso un lavoro psicoterapeutico, riescono a concepire un figlio naturalmente.

La necessità di fornire un adeguato supporto psicologico nasce dal fatto che queste coppie si stanno confrontando con un’esperienza traumatica (Menning, 1975). La letteratura scientifica ha descritto come la diagnosi di infertilità, ma anche la condizione di infertilità e i continui trattamenti possono causare delle conseguenza psicologiche gravi che, se non gestite in modo adeguato rischiano di compromettere il legame e la qualità della relazione di coppia. Menning definisce l’infertilità come una “crisi di vita” che investe, sui diversi piani esistenziali, sia l’individuo che  la coppia, dando luogo a vissuti di stress, frustrazione, senso di inadeguatezza e perdita. Sempre Menning sostiene che le tecniche di PMA per il trattamento dell’infertilità e i ripetuti fallimenti mettono la coppia nella condizione di fluttuare in continuazione tra speranza da una parte e rassegnazione dall’altra, ma anche tra solitudine e sofferenza. Mahlsted descrive come la diagnosi di infertilità e i trattamenti per la sua cura hanno un impatto molto forte sulla vita delle coppie.   Aggiunge, inoltre, che l’entità di tale impatto tende ad aumentare con il passare del tempo e in funzione del numero di insuccessi accumulati. L’infertilità, del resto, ostacola la possibilità di realizzare il progetto condiviso di concepire un figlio, diventare genitori ed, in futuro, nonni. L’esperienza dell’infertilità è un evento che può causare uno stato di stanchezza fisica ed emotiva non solo a seguito dei fallimenti, bensì anche quando il trattamento di PMA va a buon fine. Spesso queste coppie anche quando riescono a concepire il figlio vivono il periodo della gravidanza, ma anche la nascita e la crescita del bambino con ansia. La gravidanza dopo un’esperienza di infertilità è spesso vissuta come una “gravidanza premio”. Notevole, infatti, è stato l’investimento della coppia in termini di tempo, energie, risorse, soldi per riuscire a concepire un figlio. Accanto ai sentimenti di gioia spesso si affiancano anche emozioni come l’ansia e l’angoscia che rendono non solo la gravidanza, ma anche il periodo successivo alla nascita del figlio, particolarmente faticosi da affrontare e gestire. Le poche ricerche condotte hanno mostrato come spesso questi genitori presentano un attaccamento eccessivo al proprio bambino e livelli più elevati di ansia rispetto alle coppie precedentemente non infertili.  La paura che li ha accompagnati in precedenza, infatti, se non gestita può metterli nella condizione di crescere questi figli iper-proteggendoli. I bambini nati all’interno delle coppie dopo anni di investimenti e di attese appaiono più vulnerabili e preziosi per i genitori. Questa è la ragione per cui il supporto psicologico è spesso indispensabile anche alla fine di un trattamento che ha avuto esito positivo.

Per approfondimenti, si consiglia la lettura del libro “Desiderare un figlio, un sostegno psicologico per affrontare i trattamenti di fecondazione omologa ed eterologa”, scritto da Raffaella Visigalli con la collaborazione di Cristina Pozzobon (IVI Barcellona) e Stefania Vaccari (Dyma) edito da Franco Angeli, settembre 2015.

Presentazione del libro: giovedì 29 ottobre 2015 ore 18.00 presso il Binario 7 di Monza.

Interveranno:
Prof. Carli Lucia, Docente Università degli Studi di Milano Bicocca
Dott. Paolo Vintani, Vicepresidente Federfarma di Milano
Dott.ssa Annalisa Boneschi, ginecologa presso Ospedale San Gerardo di Monza
Dott.ssa Stefania Vaccari, co-autrice del libro
Dott.ssa Vincenza Zimbardi, psicologa Ivi Roma e associazione cercounbimbo.net

Dott.ssa MariaTeresa Truncellito, giornalista esperta di salute.

Interverrà naturalmente l’autrice del libro, Dott.ssa Raffaella Visigalli.

Il volume ha l’obiettivo di offrire un supporto psicologico, attraverso suggerimenti e indicazioni teoriche e pratiche, per affrontare con minore sofferenza l’esperienza di non riuscire a concepire un figlio naturalmente o con l’aiuto della medicina. I contenuti facilitano l’elaborazione del dolore, l’accettazione della propria condizione al fine di preservare il legame, riattivare le risorse e valutare con più consapevolezza la scelta da maturare, soprattutto se orientata verso l’eterologa. Rispetto a questo trattamento, il libro contiene un capitolo interamente dedicato alla donazione dei gameti che affronta questioni di carattere medico, legislativo e, soprattutto psicologico che le coppie dovrebbero conoscere per decidere con maggiore serenità. La lettura del libro è consigliata anche ai famigliari della coppia che, pur non vivendo direttamente questa esperienza, ne sono coinvolti e spesso non sanno come comportarsi.

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