La separazione e il ruolo del mediatore familiare

Screenshot 2014-04-17 11.11.59La fine di un matrimonio o di una unione non consacrata o civilmente celebrata  è un evento critico che segna la disgregazione della famiglia e dalle conseguenze spesso devastanti.

E’ utile per chi si trova in una situazione di separazione e deve addentrarsi nei meandri della giustizia, conoscere chi lo può aiutare, i ruoli dei vari organismi e come muoversi nel rispetto della legislazione e dei Minori implicati.

 

Quando decide il giudice in tema di separazioni?

Se la separazione coniugale può avvenire in modo consensuale perché, gli adulti riescono a gestire da soli o con l’aiuto di un mediatore familiare, a raggiungere un accordo tra le parti, adeguato in materia economica e gestione dei minori, il Giudice interviene solo a definire in una Sentenza tale accordo e la separazione viene omologata.

Quando l’amore finisce, se i coniugi (o la coppia)  trovano un accordo sulle condizioni della loro separazione, possono fare congiuntamente domanda di separazione all’autorità giudiziaria (con un unico ricorso, sottoscritto da entrambi), instaurando il procedimento di separazione consensuale secondo l’articolo 158 c.c. secondo cui:

“La separazione per il solo consenso dei coniugi non ha effetto senza l’omologazione del giudice.

Quando l’accordo dei coniugi relativamente all’affidamento e al mantenimento dei figli è in contrasto con l’interesse di questi il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nell’interesse dei figli e, in caso di inidonea soluzione, può rifiutare allo stato l’omologazione.”

Il ricorso per la separazione consensuale può contenere diverse clausole e pattuizioni, fra loro eterogenee.
Le questioni sulle quali i coniugi devono necessariamente trovare un accordo per potersi separare consensualmente riguardano esclusivamente:

  1. il consenso di entrambi alla separazione;
  2. il regime di affidamento dei figli minori e/o la scelta del coniuge con il quale dovranno convivere i figli maggiorenni ma non autonomi;
  3. il calendario di visite del genitore non convivente con i figli minori ;
  4. il contributo che il coniuge non convivente o non affidatario dovrà pagare all’altro per il mantenimento dei figli: dovrà trattarsi di un assegno mensile, o comunque periodico, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT (o secondo altro criterio di rivalutazione automatica);
  5. l’assegnazione della casa coniugale, che deve essere effettuata preferibilmente e ove sia possibile in favore del coniuge convivente con i figli minori.
    I coniugi possono concordare che la casa coniugale non venga assegnata ad alcuno di essi (perché, ad esempio, è stata già posta in vendita);
  6. l’eventuale assegno di mantenimento, mensile o comunque periodico, in favore del coniuge sprovvisto di adeguati redditi propri.
    I coniugi possono convenire che ciascuno provveda da sé al proprio mantenimento.

In mancanza di un accordo fra i coniugi su una delle suddette condizioni, la separazione non può essere omologata.
Purtroppo molto spesso per incapacità degli adulti a separarsi, a gestire i conflitti, per rivendicazioni, vendette e rabbia non elaborata nei confronti dell’ex coniuge, le separazioni si trasformano in vere e proprie “guerre”, onerose in termini psicologici ed economici.

Quali sono le differenze fra separazione consensuale e giudiziale?
La separazione consensuale è un procedimento che i coniugi instaurano insieme dopo aver raggiunto un accordo sulle condizioni riguardanti i rapporti patrimoniali ed il regime di affidamento dei figli.
Se l’accordo per una separazione consensuale non viene raggiunto, il coniuge che intende interrompere la convivenza deve instaurare un procedimento di separazione giudiziale: in questo caso le condizioni della separazione vengono stabilite dal Tribunale.
Se i coniugi raggiungono un accordo durante lo svolgimento della causa di separazione giudiziale quest’ultimo procedimento potrà chiudersi come separazione consensuale.
La separazione giudiziale si instaura con un ricorso che, attraverso un difensore, uno dei coniugi presenta al Tribunale competente.

Che cos’è la Mediazione familiare?

 

La mediazione familiare è un utile strumento per la soluzione in via non contenziosa di controversie che possono sorgere all’interno di una famiglia, attraverso l’intervento di un terzo imparziale, il mediatore, figura professionale dotata di una specifica competenza.
Come funziona la mediazione?
Un mediatore familiare (in genere un avvocato o uno psicoterapeuta) incontra i coniugi che hanno già deciso di separarsi o di divorziare e li aiuta a:

  • chiarire quali sono le questioni sulle quali bisogna trovare un accordo;
  • raccogliere tutte le informazioni, specialmente di tipo legale, necessarie;
  • ponderare tutte le possibilità di scelta esistenti;
  • trovare il modo meno traumatico di consultare i figli, per tenere presenti le loro esigenze;
  • chiarire le reciproche richieste per giungere ad un accordo giusto e duraturo, soddisfacente per entrambe le parti.
  • Il percorso di mediazione si attua attraverso una serie di incontri da definire con il Mediatore in base alle specifiche esigenze.
  • Lo scopo ultimo della mediazione è di portare i coniugi ad una separazione consensuale o ad un divorzio congiunto, evitando così la separazione ed il divorzio giudiziali, procedimenti giudiziari lunghi e costosi.


Cosa fa il mediatore?

Il mediatore opera come un terzo neutrale e gestisce il processo di mediazione aiutando la coppia, nella quale spesso la comunicazione è interrotta a causa di incomprensioni e tensioni, a comunicare in maniera costruttiva e ad assumere decisioni responsabili ed informate.
Il mediatore non può fornire pareri sulle decisioni da adottare, ma può solo aiutare i coniugi a parlare fra loro per trovare insieme delle soluzioni.
Alla fine del processo di mediazione viene redatto un documento scritto che riassume tutti i punti sui quali si è raggiunto un accordo.
Le questioni oggetto dell’accordo possono essere tanto quelle riguardanti l’affidamento dei figli, quanto quelle patrimoniali riguardanti gli assegni di mantenimento e la divisione dei beni.
Questo documento non è legalmente impegnativo, ma l’accordo in esso contenuto verrà riportato negli atti redatti dagli avvocati che rappresenteranno le parti nel procedimento di separazione consensuale o di divorzio congiunto.


E’ necessario per ciascuno dei coniugi consultare un avvocato?

La coppia ha due alternative:

  • Ricorrere alla “mediazione parziale”: si raggiunge un accordo scritto che gli avvocati di ciascuna delle parti potranno far valere nei procedimenti di separazione o divorzio;
  • Scegliere la “mediazione globale”: al termine del processo di mediazione un avvocato, in rappresentanza di entrambi i coniugi, redigerà gli atti da far valere in giudizio sulla base dell’accordo raggiunto davanti al mediatore.

Quando i coniugi decidono di avvalersi della mediazione parziale ciascuno di essi può consultare il proprio avvocato.
Il mediatore incoraggia entrambi i genitori a parlare con i figli, per capire quali sono i loro bisogni e desideri.
Può talvolta accadere che il mediatore, d’accordo con i genitori, ritenga utile parlare direttamente ai figli, in particolare quando questi ultimi hanno punti di vista completamente diversi da quelli dei genitori.
Gli incontri con i figli, specialmente se minori, vanno programmati con cura e sono confidenziali: il mediatore ed i ragazzi concorderanno cosa il mediatore potrà riferire ai genitori.

 

La separazione giudiziale e la nomina di un CTU. (Consulente Tecnico di Ufficio)
In materia di affido, collocamento e visite ai minori il Giudice non essendo competente nomina un esperto, che farà un indagine approfondita in merito al quesito posto, anche avvalendosi di esperti in valutazione diagnostica e tests, per comprendere la situazione migliore per il bambino/a.

Si tratta per lo più di psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri o psichiatri che posso svolgere questo incarico, regolarmente iscritti all’albo professionale dei CTU, che richiede dei requisiti per poter accedere.

Il Giudice incarica il CTU e si avvale della sua collaborazione per poter pronunciare la sua sentenza.

Ogni parte in causa può avvalersi del supporto e sostegno di un CTP (Consulente Tecnico di Parte) a difesa e sostegno  della parte, sempre nell’interesse del minore.

A conclusione dell’indagine peritale il CTU depositerà la sua perizia e i CTP potranno integrare con spunti di osservazione clinica la perizia del CTU.

Sulla perizia del CTU si  baserà la scelta del Giudice, che lo ha incaricato, rispetto ai minori.

Purtroppo i tempi e i costi di queste separazioni sono impegnativi e spesso dolorose per gli adulti e i bambini implicati, ove però non sia possibile conciliare, il ricorso al Tribunale rimane  la miglior tutela per i minori implicati.

 

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