La Crisi della coppia, motivi e aiuti concreti.


AMORE

Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione dell’amore:

E ci sia piuttosto un mare mosso tra le rive delle vostre anime.

Riempitevi a vicenda i bicchieri, ma non bevete mai da uno solo.

Cantate e ballate insieme e state allegri, ma lasciate che 

ognuno di voi possa

Star solo.

Come sole sono le corde del liuto, anche se

vibrano insieme della stessa musica.

Datevi i cuori, ma l’uno non sia rifugio all’altro, perché soltanto la mano 

della Vita può contenere i vostri cuori.

E state insieme, ma non troppo vicini:

Perché le colonne del tempio stanno separate,

E la quercia e il cipresso non crescono mai l’una all’ombra dell’altro.

Kahlil Gibran

 

CoppiaLetto

 

Negli ultimi anni si riscontra un aumento della fragilità dei rapporti di coppia dovuta a molteplici fattori, che originano da: difficoltà relazionali e da diversi elementi di criticità nel costruire un progetto e portarlo avanti. Ogni coppia può considerarsi composta ha tre entità: il tu, l’io e il noi e la costruzione di un buon rapporto dipende da come la coppia integra o separa le tre parti. Come interagiscono le tre parti definisce il processo relazionale: l’amore è il sentimento che fa iniziare un rapporto ma è il processo che ne stabilirà la sua durata.

 

In questa poesia Kahil Gibran molto sinteticamente ci descrive proprio quanto appena detto sopra e   se l’amore finisce la separazione può essere una soluzione del conflitto, se la coppia non si ama più rimanere insieme è sbagliato e favorisce l’insorgere della depressione e dei disturbi d’ansia, nei membri della coppia e nei figli, può far degenerare i conflitti e bloccare l’evoluzione delle persone. L’amore e la condivisione in coppia sono il carburante necessario per proseguire insieme un cammino e per fondare una famiglia. Non c’è famiglia se non c’è coppia. Non c’è coppia se non c’è il rispetto dell’individualità dei suoi singoli membri e del loro rapporto d’amore.

 

Il conflitto e le sue origini

I motivi che portano le coppie alla “crisi” possono essere molteplici:

La mancanza di intimità, la mancanza di dialogo e l’irrigidimento sulle proprie posizioni e il distacco emotivo.

Anni di conflitti aperti e irrisolti, o il loro evitamento.

Rapporti sessuali insoddisfacenti o assenti.

Insoddisfazione nella gestione del potere.

La conservazione del mito del “matrimonio ideale o felice”.

L’invasione delle famiglie di origine: entrambe le famiglie dei partner entrano in rivalità nel tentativo di inglobare e fare proprio il parente acquisito e si intromettono nell’educazione della prole e nelle faccende intime della coppia (sessualità, faccende economiche), fino al tentativo di gestione del conflitto.

 

Ma all’origine delle aspettative deluse cosa c’è? Il concetto di:” patto infranto”.

 

In ogni cultura le coppie all’inizio del loro rapporto sottoscrivono una specie di “contratto” implicito, che viene chiamato “quid pro quo coniugale” (Jackson “Regole familiari”): il matrimonio viene quindi paragonato ad un contratto, in cui si determina una sorta di dare e avere, definendone in tal modo i diritti e doveri delle parti.

Questo “patto” di fiducia comprende il “patto dichiarato”, formalizzato nel vincolo del matrimonio e nella sua dichiarazione d’impegno esplicita e il “patto segreto”, rappresentato dalle motivazioni psicologiche affettive, sottostanti la scelta stessa. (Cigoli V. “Il patto infranto. Tipologie di divorzio e ritualità di passaggio.”)

Quando il patto di coppia intriso delle aspettative di entrambi viene rotto scoppia la crisi del rapporto: la fine di un patto è la dichiarazione di frattura al suo doppio registro (implicito ed esplicito) e a volte non basta dichiararne la fine perché questo avvenga.

La rottura del patto può portare alla incrinatura del legame e/o alla ricerca in un altro/a significativo rappresentativo di soluzioni compensatorie e complementari alle aspettative deluse.

L’introduzione di un terzo, nel legame di coppia, fino al tradimento emotivo e sessuale è spesso interpretato come un segnale di crisi, in realtà è l’esito della crisi stessa.

La controversia che si presenta al mediatore o all’avvocato che si occuperà del caso non è che la punta di un iceberg: le liti sono generate da motivazioni profonde, spesso legate a offese morali che non riescono a trovare un risarcimento nella pena inflitta o nel compenso pecuniario, e nemmeno nell’affidamento di un minore o nel mantenimento dato dal coniuge.

Il conflitto si è generato da fatti concreti ma anche e soprattutto da vissuti unici e singolari per intensità e articolazione.

Per il giudice o l’avvocato conta il fatto, per prenderlo in considerazione e valutarlo applicando le norme del codice civile o penale. Essi infatti, nell’esercizio del loro ruolo, agiscono sui sintomi del conflitto per fare da intermediatori o negoziatori alla ricerca di un accordo tra le parti.

Far vivere i figli in un clima di aspri conflitti non aiuta loro a crescere, ma li impegna alla ricerca di una soluzione e non è loro compito farsene carico, perciò spesso si ammalano di disturbi psicologici per portare a galla il conflitto dei genitori.

 

Statisticamente sono più le donne a chiedere la separazione oggi, l’uomo è più reticente e  abitudinario e tende a trovare soluzioni alternative, indubbiamente anche spaventato dai risvolti economici del percorso di separazione e affido minorenni. Meglio sicuramente cercare il dialogo con il coniuge dove possibile e optare per la separazione consensuale meno costosa e soprattutto meno dolorosa.

Lasciare l’altro libero di vivere e rinunciare ad un legame che diviene malsano e poco costruttivo è indice di grande maturità psicologica e di equilibrio e benessere emotivo. Spesso le persone timorosamente non lo fanno e trascinano le loro situazioni per anni, fino a che sempre più appesantiti dai conflitti si vedono imbrigliati in una ragnatela che diviene sempre più opprimente e pensano che non avrà mai fine la sofferenza.

Chi sa separarsi dal partner inadeguato sa scegliere nella vita e negli affetti e può sperare in un nuovo amore, imparando dai propri errori.

 

Percorsi possibili: lo Psicologo/Psicoterapeuta e il Counselor

 

Secondo Andolfi, uno dei padri fondatori della psicoterapia familiare e di coppia, il ciclo di vita di una coppia richiede il conseguimento di stadi successivi di equilibrio, legati di volta in volta al superamento di momenti critici della vita familiare, nei quali si verificano eventi che non trovano risposte soddisfacenti nell’equilibrio esistente. Si rende allora necessario trovare un nuovo equilibrio: l’instabilità che accompagna la ricerca di quest’ultimo, risveglia le paure reciproche e la spinta alla cattura. (Andolfi “La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico relazionale”).

Lo scopo di una relazione d’aiuto è quello di dare spessore al legame, offrendo il senso di aver comunque dato e ricevuto qualcosa oppure è utile per constatare che ciò non è stato possibile a causa di molteplici fattori e non per colpa di uno solo.

Di fronte alla crisi della coppia è possibile rivolgersi a differenti figure professionali con competenze specifiche diverse.

Mentre nei confronti delle coppie “disfunzionali”, la terapia di coppia è una modalità di intervento propria di psicologi e psicoterapeuti, il Counseling sposta l’attenzione dal problema al soggetto e lo sviluppo delle sue potenzialità, svolgendo più un’azione di prevenzione e orientamento. Non è il Counseling un approccio di cura ma può essere utile alla definizione del problema.

Il Counseling è un intervento breve ed è utile se la coppia sta superando un periodo di passaggio e di difficoltà momentanee e lavora sull’autostima, sulla risoluzione dei conflitti, sull’insegnamento della comunicazione efficace, favorendo un aumento della consapevolezza nel rapporto tra partner.

Diverso è il ruolo dello Psicoterapeuta che affronta non solo problemi di relazione e conflittualità nella vita di coppia, ma anche difficoltà nella sfera sessuale e sintomi di tipo nevrotico e psicosomatico a carico di uno o entrambi i partner. Il suo lavoro permette di riconoscere la difficoltà del disagio e del sintomo in base alla fase del ciclo di vita, alle regole di relazione della coppia stessa, alla storia personale e familiare di ognuno. La psicoterapia può affrontare e anche risolvere il conflitto ma non necessariamente la risoluzione del conflitto avviene mediante una riconciliazione.

La terapia di coppia non ha come obiettivo lo stare insieme a tutti i costi, ma punta alla scelta della strada migliore in base alla volontà della coppia stessa, coscienti che questa strada può portare a volte alla separazione. Un percorso psicoterapico può essere un aiuto concreto anche se la scelta maturata diventa una separazione perché aiuta a stemperare i conflitti e a comprendere cosa del rapporto non ha funzionato per non ripetere gli stessi errori, amplificando nel tempo il disagio dei fallimenti affettivi che viceversa spesso avviene dopo le separazioni non elaborate.

 

Nella prossima Newsletter sarà affrontato il tema della separazione, il ruolo del mediatore familiare e il ruolo del Giudice e delle figure di cui egli si avvale per prendere le decisioni in materia di famiglia e minori. Vi aspettiamo!