IL SEXTING: UNA NUOVA TENDENZA SEMPRE PIU’ DIFFUSA TRA GLI ADOLESCENTI. VEDIAMO INSIEME DI COSA SI TRATTA

senza-titoloGià i nostri nonni avevano l’abitudine di mostrarsi foto di vacanze, viaggi, conoscenti e occasioni particolari. Anche allora c’erano foto in cui ci si metteva in posa. Se oggi si entra nei social network, si trovano innumerevoli foto di persone che vogliono apparire in un determinato modo. Spesso dimenticando che le foto, una volta in rete, difficilmente possono essere tolte dalla circolazione: anche se cancellate, forse sono già state copiate diverse volte. Si dovrebbe quindi riflettere bene su come ci si presenta e in che contesto. Ciò vale in particolare per autorappresentazioni a sfondo erotico. Se lo scambio avviene in rete, si perde il controllo sui contenuti che si credono privati. Il compito di giovani e adulti consiste allo stesso modo nell’analizzare il proprio rapporto con i mezzi di comunicazione e di migliorare la propria competenza mediatica.
Internet, le reti sociali e i cellulari fanno ormai parte integrante della vita della maggioranza dei giovani. Questi media svolgono pertanto un ruolo fondamentale nello sviluppo della loro identità, dei loro legami di amicizia o di amore e, naturalmente, anche della loro sessualità.
Il termine sexting, che deriva dalla fusione delle parole inglesi sex e texting, designa l’invio via cellulare o internet di immagini o video erotici di sé stessi. Esso include anche l’invio di messaggi erotici o pornografici. I contenuti sono trasmessi a una singola persona o ad un gruppo attraverso reti sociali o servizi di messaggeria quali Facebook, Whatsapp o Snapchat.
Nella maggior parte dei casi, il sexting resta circoscritto a una relazione intima: l’invio di un’immagine o di un video provocante vuol essere una prova d’amore o un tentativo di abbordaggio. Le immagini possono anche essere inviate a un gruppo d’amici, per divertimento o curiosità. Alla scoperta della loro sessualità, gli adolescenti si fotografano nudi o in pose provocanti e inviano le immagini con il cellulare al loro partner amoroso o al loro flirt.
Purtroppo, una fotografia inviata come prova d’amore può diventare molto pericolosa in caso di separazione: per vendetta può infatti essere diffusa tramite cellulare o Internet ad un vasto pubblico.

Il sexting è un fenomeno relativamente recente tra i giovani. Il termine fu utilizzato per la prima volta nel 2005 in un articolo di una rivista australiana e apparve ufficialmente nel Dizionario americano della lingua inglese nell’agosto 2012.
Le indagini sociologiche e statistiche condotte sul tema sono numerose, specie negli Stati Uniti, e ci aiutano a inquadrare meglio la portata e le dimensioni del fenomeno. Uno studio condotto nel 2012 dal dipartimento di Psicologia dell’Università dello Utah, condotta su 606 adolescenti tra i 14 e i 18 anni, ha rilevato che circa il 20% degli studenti affermava di aver inviato una propria immagine sessualmente esplicita attraverso il telefono cellulare e quasi il doppio di averla ricevuta.
E in Italia?
Dall’Indagine nazionale condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes emerge che il 12,3% degli adolescenti dichiara di aver inviato sms o mms a sfondo sessuale e il 25,9% di averli ricevuti per lo più da amici, fidanzati, adulti, o altre persone, anche sconosciute.
Il fenomeno riguarda sia maschi che femmine, seppur con qualche differenza: sono prevalentemente i maschi a inviare e ricevere gli sms e gli mms (15,5% contro il 7,1% delle femmine). In più se un ragazzo su due non ci vede niente di male, quasi una ragazza su quattro lo fa perché gli è stato richiesto dal proprio ragazzo.
Scattarsi una foto ed inviarla ad altri è perlopiù vissuto come un gioco e spesso non si è consapevoli dei rischi a cui il sexting può portare:

  • Anzitutto sotto il profilo psicologico, con conseguenze molto gravi: un comportamento rischioso per lo sviluppo dell’identità sessuale, sia per il mittente che per il destinatario.
  • In più, bisogna ricordare che le immagini restano sul web, rintracciabili da chiunque, anche dai più malintenzionati; le foto inviate possono perdersi nell’enorme “mare” della Rete, con l’impossibilità di recuperarle e cancellarle. Chi le ha rintracciate può copiarle, condividerle con chiunque, metterle online, e il protagonista della foto rimarrà sempre all’oscuro; almeno fino a quando non sarà vittima del cyberbullismo, il cui scopo è quello di ferire, deridere e ridicolorizzare.
  • La gravità aumenta se si pensa che la maggior parte di questi ragazzi è inconsapevole del fatto che sta scambiando materiale pedopornografico, con il rischio di finire fra le grinfie dei pedofili, e che vanno incontro a conseguenze legali.

    La produzione e lo scambio delle proprie immagini sessuali, anche se si è consenzienti e consapevoli, vengono punite dalla legge con l’accusa di pornografia minorile. Infatti non soltanto gli adulti, ma anche i minorenni che inviano fotografie o filmati pornografici a bambini o adolescenti minori di 16 anni sono passibili di sanzioni penali.

  • Qual’è allora il compito dei genitori?
    Sicuramente un maggior controllo su come viene utilizzato il computer dai propri figli: mostrate di essere interessati alla loro «vita digitale», per esempio chiedendo loro consigli d’uso. Ma sopratutto ricordate loro di evitare in ogni modo di mandare immagini proprie e dei propri cari in rete, soprattutto se sono imbarazzanti e compromettenti. Discutete con loro di immagini e video che potrebbero diventare pericolosi, se messi in circolazione contro la loro volontà. Ricordategli che le immagini o i video postati in rete sono impossibili da recuperare e/o cancellare e soprattutto possono finire ovunque, anche nelle mani delle persone sbagliate. Consigliate loro di chiedersi sempre se sarebbero contrari a che tali immagini fossero affisse per strada o circolassero sul piazzale della scuola. Inoltre sensibilizzateli sul fatto che non devono diffondere abusivamente immagini di altri: cliccando like o condividendo fotografie o video con terzi si rendono colpevoli di cyberbullismo e contribuiscono ad aumentare la sofferenza della persona ritratta.

    Concludendo sottolineiamo come il sexting non sia un fenomeno diffuso solo tra gli adolescenti; secondo Giovanni Boccia Artieri e Piermarco Aroldi, docenti e sociologi italiani, nonostante non si abbiano sufficienti dati certi, il sexting sia in realtà abbastanza diffuso, per certi aspetti più fra gli adulti che non fra i ragazzi. I giovani adulti, sempre più a contatto con responsabilità e pesanti carichi lavorativi, con tempi e ritmi sempre più innaturali, sembrano sempre più inclini al sexting. Sostengono, inoltre, che gli adulti, attraverso l’uso del web per incontri occasionali, utilizzino applicazioni e siti vari per il contatto iniziale e, successivamente, procedono con lo scambio di un recapito con il quale potersi scambiare immagini esplicitamente sessuali, oppure tramite sistemi di webcam che collegano in maniera casuale e in tempo reale due degli utenti online.

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