IL CAREGIVER FAMIGLIARE

In ogni famiglia dove è presente un malato grave c’è sempre una persona che si fa carico della sua cura: è il caregiver, colui cioè che assiste principalmente il malato sbrigando numerose incombenze che possono avere una ricaduta sulla sua salute sia fisica che psicologica.

I compiti in carico al caregiver possono essere di diversa natura: dalla cura quotidiana della persona malata, all’accompagnamento e gestione delle terapie, alle faccende domestiche senza dimenticare la gestione delle relazioni e comunicazioni con parenti e amici e il supporto emotivo al malato.

Quali ricadute per il caregiver?

Un impegno quello del caregiver che, anche se spesso è portato avanti con amore, è molto gravoso, può durare a lungo nel tempo e quindi assorbire molta energia fisica e mentale. 

Prendersi cura di un malato significa anche sostenerlo psicologicamente, infondere ottimismo, speranza e fiducia, far mantenere un buon livello di relazioni sociali, quasi sempre mascherando le proprie preoccupazioni e lo stress. Tutto questo può comportare un peggioramento della salute psichica con la comparsa di ansia e depressione, e di conseguenza anche fisica con la perdita di sonno, appetito, alterazione della pressione e quindi un aumento del senso generale di stanchezza.

Le persone che maggiormente rischiano di sviluppare sofferenza sono senz’altro il marito e la moglie dell’ammalato oppure un famigliare single, infatti le scarse relazioni sociali e il basso livello culturale sono fattori rischiosi per lo sviluppo di malessere. Occuparsi da soli di un malato può essere una condizione eccessivamente gravosa per una persona, è consigliabile richiedere l’assistenza di qualcuno per evitare di farsi carico in solitudine di situazioni difficili.

Anche se i parenti non lo considerano il problema principale, chi si dedica a un malato può vedere la propria condizione economica peggiorare; il tempo impiegato per prendersi cura del malato infatti è spesso sottratto al lavoro con effetti che cambiano a seconda del sistema sanitario e del welfare: in Italia i permessi lavorativi per recarsi alle terapie e le riduzioni di orario sono accordate anche ai caregivers legati fino al terzo grado di parentela al malato ma non ai conviventi. Inoltre anche la legislatura si sta muovendo, infatti ad inizio anno è arrivata in Senato la proposta di legge per il riconoscimento di tre tutele per i caregiver familiari: previdenziale, con il riconoscimento del lavoro di cura; assicurativa, in caso sia lui a necessitare di cure ed infine della salute con il riconoscimento delle malattie professionali e delle tutele ad esse collegate.

Qualche consiglio utile e l’importanza del supporto psicologico

Molto spesso tutto il sistema di vita del caregiver è alterato: le abitudini, le relazioni affettive e l’uso del tempo libero sono molto ridimensionati se non azzerati. Le emozioni che entrano in gioco sono tante e anche forti, per cui il supporto psicologico può essere necessario per vivere con maggior serenità la situazione. Di seguito qualche consiglio utile per cercare di mantenere un certo livello di benessere e positività anche nella malattia:

  • Programmare attività di evasione dalla routine medica;
  • Guardare al futuro cogliendo i segnali positivi e non solo quelli negativi;
  • Apprezzare la scoperta di capacità interiori spesso insospettate;
  • Ricordarsi che il compito di cura è complicato, spesso ci vuole aiuto che va cercato attivamente;
  • Cercare di mantenere le proprie abitudini quotidiane e avere cura di sé;
  • Concedersi del tempo per se stessi ed ogni tanto anche una vacanza;
  • Dare spazio alle emozioni forti e parlarne con un amico o uno specialista;
  • Ricordarsi che servono pazienza, flessibilità, coraggio e ironia;
  • Richiedere supporto psicologico se necessario.

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