Il Gioco d’azzardo patologico

Gratta e vinci ma soprattutto slot-machine e video lottery sono senz’altro attività molto praticate,

si stima infatti che nel nostro Paese nel 2014 l’ammontare del fatturato del gioco d’azzardo è stato

di 80 miliardi di euro. Rientrano in questa definizione qualsiasi scommessa fatta con denaro o

senza e il cui risultato dipende dal caso o dall’abilità ed è pertanto imprevedibile.

Molte di queste attività inducono uno stile di gioco continuativo ed impulsivo, perché

caratterizzate dalla rapidità sia della scommessa che della riscossione della vincita e questo può

purtroppo portare molti giocatori a perdere il controllo e nei casi più gravi a farne divenire

patologia.

La propensione al gioco è presente in ognuno di noi e più o meno tutti siamo giocatori occasionali o regolari; ma in questi casi si tratta di un

passatempo, un’attività piacevole, mentre per il giocatore d’azzardo patologico il gioco è tutto

poiché non riconosce stimoli altrettanto forti. Il continuo passaggio da uno stato di eccitazione

e senso di onnipotenza alla delusione della perdita, accompagnata dal desiderio di

recuperare e rifarsi, lo portano ad incrementare sempre di più la frequenza di gioco diminuendo le possibilità di sottrarsi a questa pericolosa

attività.

E’ così che il giocatore entra in una spirale da cui è difficile uscire e che può portarlo ad indebitarsi anche considerevolmente.

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è un disturbo psichiatrico vero e proprio caratterizzato dagli

stessi elementi della tossicodipendenza: inquietudine dinanzi all’impossibilità di giocare, forte

desiderio e impossibilità a resistervi, frequenza sempre maggiore di gioco per mantenere un

elevato livello di euforia e gratificazione. Come nella tossicodipendenza a livello biologico l’attività

dei neurotrasmettitori è anomala: gli stimoli gratificanti derivanti dalla vincita sono amplificati

mentre la percezione della ricompensa e della punizione è alterata. Ciò determina una

compromissione della capacità di decidere perché il giocatore si convince di essere in grado, grazie

alla propria esperienza, all’interpretazione di segnali o a rituali portafortuna, di poter esercitare un

controllo su eventi che in realtà sono del tutto casuali. Dinamica incrementata anche da una

memoria selettiva che lo porta a ricordare le vincite e dimenticare le perdite.

Come riconoscere questo disturbo?

Ci sono comportamenti e azioni che se presenti o ripetuti nell’arco di un anno possono portare a

riconoscere un giocatore d’azzardo come patologico. In particolare:

– inquietudine e irritabilità se cerca di limitare le attività di gioco;

– è frequentemente assorbito da pensieri che riguardano il gioco d’azzardo (es. ripensare a

vincite passate o pianificare la prossima);

– tenta ripetutamente di limitare le attività di gioco o di smettere;

– sente il bisogno di aumentare le somme giocate per ottenere l’eccitazione desiderata;

– mente per nascondere il suo coinvolgimento nel gioco;

– ha compromesso o perso una relazione affettiva importante, il lavoro o le attività di studio;

– si affida ad altri per reperire il denaro necessario ad alleviare una situazione finanziaria

disperata causata dal gioco d’azzardo.

Quando il vizio del gioco diventa patologico il giocatore rischia di compromettere le sue relazioni

sociali e famigliari: inizierà a mentire per nascondere la sua attività, il suo interesse per le vicende

famigliari diminuirà e sarà sempre più isolato.

Uscire da questo circolo vizioso però è possibile grazie a percorsi di psicoterapia (talvolta

accompagnati da interventi farmacologici e gruppi di auto-aiuto) per controllare l’impulsività e

stabilizzare l’umore. Il percorso di recupero sarà sicuramente lungo e faticoso e coinvolgerà anche

il sistema famigliare del giocatore.

E’ bene però ricordare l’importanza della prevenzione di questa attività compulsiva che può

essere fatta attraverso regole che restringano l’offerta dei giochi e da campagne di

sensibilizzazione e informazione sulle reali probabilità di vincita e sull’uso responsabile del denaro.

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