DIVENTARE PAPA’ OGGI

I tempi cambiano. Quante volte ci è capitato di sentire da qualcuno questa frase? Sicuramente moltissime, riferite ai più svariati contesti; dal lavoro alla scuola, dal meteo alla moda, dalla tecnologia alle famiglie. Ebbene sì, anche le famiglie possono cambiare nel tempo. Quindi, perché non parlare delle nuove famiglie? O meglio, perché non parlare dei nuovi ruoli nel contesto famigliare?

Tutti sappiamo che la relazione tra la madre e il bambino, da sempre è stata oggetto di particolare interesse da parte della psicologia; altrettanto interesse, però, non ha riscosso la figura del padre, da sempre considerata una figura sullo sfondo nella crescita dei figli. È però evidente che le famiglie con gli anni siano andate incontro a molteplici cambiamenti, basti pensare alla possibilità di separarsi e divorziare o alla diffusione dei matrimoni per amore, non più combinati; è altrettanto evidente, dunque, che con le famiglie, si siano modificati anche i ruoli genitoriali. Ciò che interessa a noi oggi, è occuparci anche dei neo-papà, che sono sempre più spesso genitori a tutti gli effetti e non solamente le persone che si occupano di mantenere la famiglia e imporne le regole da rispettare.

 

La genitorialità

Proprio grazie al cambiamento dei tempi, si può osservare come “diventare genitori” oggi sia sempre di più una scelta, non legata a vincoli biologici o a pressioni culturali; questo comporta la nascita di nuovi modi di essere genitori. La genitorialità, che può essere definita come una transizione dalla condizione di figlio a quella di genitore, è un processo complesso che viene intrapreso già durante l’adolescenza e che coinvolge non solamente i due futuri genitori ma anche l’intero sistema familiare allargato. Il primo passo importante per poter diventare in futuro genitori, è quello di riuscire ad allontanarsi dalle proprie figure genitoriali ricercando altrove (cioè nel partner) una nuova figura con la quale creare un legame solido e duraturo. La nuova coppia, infatti, deve riuscire a creare dello spazio funzionale alla propria esistenza che non includa le rispettive famiglie di origine, senza però escluderle completamente dalla propria vita. Infatti, le proprie figure genitoriali, saranno comunque sempre presenti nelle modalità di cura che i futuri genitori metteranno in atto con i propri figli: istintivamente i neo-genitori si confronteranno con il repertorio di cure ricevute per decidere che genitori essere.

Cosa cambia quando si diventa in tre?

Genitorialità significa, ovviamente, affrontare una modifica dell’assetto familiare, contemplando un terzo individuo oltre alla coppia. Quello che forse troppo spesso non è da subito chiaro ai neo-genitori è che questo nuovo assetto comporta necessariamente delle situazioni caratterizzate da vissuti di esclusione; infatti, molti momenti della vita quotidiana tendono a non coinvolgere tutti i componenti della famiglia ma, al contrario, a interessare solamente due di loro, ad esempio il figlio e uno dei due genitori ma talvolta anche i due genitori, escludendo il figlio. I vissuti di esclusione, però, sono del tutto normali ed entrambi i genitori devono esserne a conoscenza, per permettere alla neo-famiglia di sviluppare legami sicuri; infatti, entrambi i partner devono comprendere che la propria coppia non è a rischio nel momento in cui l’altro è coinvolto con il bambino ma devono anche permettere al bambino di non sentirsi dimenticato quando la relazione riguarda solamente loro due. La nascita di un bimbo, dunque, comporta una nuova distribuzione dei ruoli di cura all’interno della coppia.

La prospettiva del padre durante la gravidanza

Il momento in cui si aspetta un bambino è il primo a scandire le differenze che intercorrono tra le mamme e i papà, poiché sono le mamme a portare nel proprio grembo il figlio, sperimentando i mutamenti fisici e ormonali direttamente sul proprio organismo. Questa differenza spesso ha spinto l’interesse della psicologia e di varie altre discipline, quali la medicina, unicamente nei confronti della madre, senza preoccuparsi del padre. In realtà, anche nella mente del padre, nel periodo della gravidanza iniziano a nascere sentimenti, pensieri, desideri, emozioni e fantasie che riguardano il nascituro; queste sono le prime forme di contatto che il neo-papà sviluppa verso il proprio figlio. È inevitabile, dunque, che anche per i padri si formi un vero e proprio legame con il feto. Certamente, l’esperienza genitoriale in questo delicato momento non può che essere differente proprio a causa delle forti sensazioni sperimentate dalla madre; questa differenza molte volte si esplicita nella minor consapevolezza che sembrano mostrare i padri rispetto a quanto il figlio rivoluzionerà la loro vita. Questo, però, non vuol dire che il padre non si prepari a suo modo. Inoltre, esperienze come la partecipazione ai corsi pre-parto o alle visite ecografiche permettono ai neo-padri di sintonizzarsi sempre di più con la compagna verso la co-genitorialità e li rendono a tutti gli effetti più presenti.

Neo-papà: quali le sfide, quali le gioie

La modifica delle relazioni e della cultura di appartenenza precedentemente citata, ha portato a un nuovo modo di essere papà: i neo-papà sono genitori che supportano e proteggono la diade composta da madre e bambino ma sono sempre più spesso anche “nuovi genitori”, che ricercano l’uguaglianza con la madre nel prendersi cura del figlio, partecipando attivamente a tutti i compiti di cura. I padri di oggi, dunque, hanno caratteristiche differenti dai padri di ieri, si presentano come maggiormente coinvolti e presenti nella funzione educativa e relazionale, mostrandosi anche più capaci di esprimere le proprie emozioni e gli affetti; al contrario, i padri di ieri risultavano maggiormente severi ed autoritari. Bisogna tenere conto, però, del fatto che suddividersi equamente i compiti e i ruoli genitoriali a volte può comportare alcuni costi per la coppia. Infatti, è ancora molto difficile che vi sia una precisa ed equa suddivisione delle responsabilità che riguardano il bambino e della sua cura e spesso questo si evidenzia in un minor coinvolgimento del padre rispetto a un sovraccarico maggiore del previsto per la madre. Quello che può accadere, in questo caso, dunque, è che la madre percepisca il padre più come un rivale che come un supporto, in quanto anche lui riesce a stabilire una relazione intima con il figlio. Per evitare la formazione di tale conflitto è necessario che la coppia genitoriale riesca a comprendere che nell’educazione del figlio è fondamentale valorizzare entrambi come portatori di modelli distinti ma assolutamente funzionali allo sviluppo adeguato del figlio.

Le principali sfide che i padri di oggi devono affrontare, dunque, riguardano da vicino la modifica stessa del loro ruolo: essere vicini al proprio figlio senza cercare di esserne amici, partecipare attivamente all’educazione del bambino senza perdere la propria autorevolezza, sostenere la moglie nella crescita del figlio senza porsi come una loro figura sostitutiva. Un’ulteriore sfida per i neo-padri è quella di riuscire a ricoprire il proprio ruolo sostenendo la compagna nei momenti più complessi a causa delle ripercussioni ormonali della gravidanza e del successivo allattamento sul suo corpo.

Quello che però non deve sfuggire di vista ai neo-papà è che questo nuovo ruolo ricoperto e intrapreso dai più negli ultimi decenni permetta loro di sviluppare un rapporto reale con i propri figli, di ricoprire una posizione importante nella vita affettiva del bambino e di supporto nei confronti della compagna. Questi sono tutti fattori che permettono loro di entrare veramente in contatto con la propria sfera emotiva e di sviluppare una forma di amore senza tempo e confini. L’esperienza di essere padri oggi, dunque, non comporta solamente delle sfide, che comunque in ogni caso sono sempre esistite, ma comporta anche gioie senza paragone che aiutano il padre a conoscere meglio anche sé stesso e l’importanza del proprio ruolo.

La nuova attenzione legislativa per i neo-papà

I continui cambiamenti di cui si è parlato trovano conferma anche a livello legislativo; infatti l’articolo 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012 n.92 prevedeva un congedo obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre (due giorni), fruibili dal padre, lavoratore dipendente, anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio.

Con l’art.1, comma 205, della legge 28 dicembre 2015, n.208, invece è stato disposto l’aumento del congedo obbligatorio del padre da uno a due giorni. Inoltre, negli ultimi anni è stato proposto un ulteriore aumento fino a 15 giorni di congedo obbligatorio del padre, anche se tuttora tale proposta è in discussione. Queste modifiche comunque sottolineano l’importanza che la figura dei padri ricoprono e devono ricoprire nella vita dei figli e la maggior sensibilità rivolta a tale argomento. Infine, bisogna sottolineare che sebbene la legislazione proceda a rilento, a volte sono le aziende stesse, soprattutto le multinazionali, sia internazionali che nazionali, ad anticipare i tempi: dall’anno di congedo alle due settimane, sono molto diverse tra loro le proposte, ma tutte indicano una netta modifica di tendenza nella considerazione dell’importanza della figura dei neo-papà.

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