Bulli e bulle…
il bullismo non è più solo un fenomeno al maschile

youn angry eyes - protestOgni anno si rivolgono a noi famiglie con figli adolescenti e/o bambini vittime di queste condotte da parte dei coetanei, anche i recenti fatti di cronaca accaduti nella nostra regione, portati alla luce dalla Tv e dai media, ci portano ad inquadrare il fenomeno in questo articolo della nostra newsletter.

Il termine “bullismo” significa prepotente, anche se la prepotenza è solo una componente del bullismo. I primi studi su questo fenomeno si svolsero nei paesi scandinavi, in Gran Bretagna e in Australia. Dal XVIII secolo il fenomeno cresce analogamente alla modernizzazione della scuola.

Bullismo è un concetto ancora privo di una sua puntuale definizione tecnica, sia giuridica che sociologica, ma è usato pressoché unanimemente per indicare tutta quella serie di comportamenti tenuti da soggetti giovani (bambini, adolescenti) nei confronti di loro coetanei, ma non solo, caratterizzati da intenti violenti, vessatori, e persecutori. Il fenomeno ha anche legami con la criminalità giovanile, il teppismo ed il vandalismo.

Lo scopo è quello di provocare la vittima in modo da renderla inerme e colpirla nel momento di maggiore debolezza.

 

Il bullismo per essere definito tale deve presentare tre caratteristiche precise:

  • Intenzionalità
  • Persistenza nel tempo
  • Asimmetria nella relazione

 

Vale a dire che deve essere un’azione fatta intenzionalmente per provocare un danno alla vittima; ripetuta nei confronti di un particolare compagno/a; caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce.

 

Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in:

  • bullismo diretto
  • bullismo indiretto

 

Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come

  • bullismo fisico: Il bullo colpisce la vittima con colpi, calci o spintoni, o la molesta sessualmente;
  • bullismo verbale: Il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi o minacciandola;
  • bullismo psicologico: Il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
  • cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio;

 

Il bullismo indiretto è meno visibile, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo verbale e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.

Una prima distinzione di variabili di Bullismo è in base al sesso del bullo: i bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto. Anche se le tendenze comportamentali stanno cambiando e purtroppo noi rileviamo in forte aumento l’aggressività agita anche dalle ragazze con modalità diretta.

 

Le cattive ragazze dovrebbero essere quelle che ti dicono grassona, che smettono di parlare quando arrivi, o ridono quando passi ma oggi il fenomeno è molto più preoccupante.

 

Non solo i difetti fisici o la diversità divengono il capro espiatorio, anche se le ragazze sono più brave ad individuare i punti deboli, ma le dinamiche si trasformano in scherzi crudeli, prese in giro che sono vere e proprie offese ma anche le botte: le ragazze hanno iniziato ad usare anche loro schiaffi, pugni e calci.

 

La coppia asimmetrica del bullismo

 

Il bullismo può partire da un rapporto diadico fino a diventare una vera e propria gerarchia. La coppia asimmetrica del bullismo è composta da due soggetti più un terzo:

il bullo istigatore;

la vittima, ossia colei che subisce la prepotenza;

l’attendente o spettatore, ovvero colui che partecipa all’evento, senza prendervi parte.

 

Il bullo istigatore ha un atteggiamento autorevole, sua caratteristica principale è il bisogno di controllo e prova sentimenti di invidia e risentimento. Per quel che concerne l’autostima, alcuni evidenziano componenti narcisistiche, altri sentimenti di vergogna ed imbarazzo.

 

La vittima si contraddistingue per l’incapacità di rispondere adeguatamente all’aggressore, aumentando così il rischio di stigmatizzarsi come tale. La risposta adeguata consiste nell’avere la capacità di ignorare le provocazioni e stare al gioco nelle relazioni tra pari.

 

L’attendente o spettatore può essere coinvolto nella denigrazione della vittima, nella consolazione del bullo, o entrambi. Il non intervento deriva dalla paura di diventare loro stessi vittime e dalla differente percezione delle ingiustizie che si verificano nel corso della vita. Spesso il bullismo ha luogo in presenza di un folto gruppo di attendenti, con dinamiche sottese al fenomeno delle “baby-gang”: il rischio è che la mentalità deviante si estenda sempre più.


Il richiamo del branco e un femminismo mal interpretato.

 

Fotolia_47450392_XSSull’autobus, al parco o per strada si assiste a gruppi di ragazze che si insultano come ragazzacci, un femminismo mal interpretato e mal inteso, in una società dove i modelli dominanti passano dalla seduttività esasperata che mette in mostra il corpo al fascino della ragazzaccia, mettendo in evidenza una grave immaturità di genere. E allora con chi ce la si prende? Con le ragazze modeste, semplici, brave a scuola, acqua e sapone, con qualche chilo in più, con occhiali e apparecchio, a volte picchiandole anche violentemente, con zaini e libri, o con le mani, con gli asciugamani dell’educazione fisica o emarginandole.

Per quanto riguarda, invece, l’età in cui si riscontra questo fenomeno si hanno due diversi periodi. Il primo tra i 7 e 8 anni di età, mentre il secondo tra i 14 e i 18.

Infine, i luoghi teatro di fenomeni di bullismo sono principalmente luoghi di raccolta di giovani, e quindi scuola e fuori scuola.

 

Ma perché?

 

Le cause primarie di questo fenomeno sono da ricercarsi non solamente nella personalità del giovane bullo, ma anche nei modelli familiari sottostanti, negli stereotipi imposti dai mass- media, nella società di oggi a volte disattenta alle relazioni sociali. L’enorme eco che gli episodi di bullismo hanno ottenuto in quest’ultimo anno sui mass-media segnala la diffusione, nell’opinione pubblica, di una crescente consapevolezza del problema. È di fondamentale importanza, infatti, che tutti riconoscano la gravità degli atti di bullismo e delle loro conseguenze per la crescita sia delle piccole vittime, che nutrono una profonda sofferenza, sia dei piccoli prevaricatori, che corrono il rischio di intraprendere percorsi caratterizzati da devianza e delinquenza.

Anche l’invidia e la gelosia possono diventare un movente di queste violenze ma non dobbiamo ricercare le cause in significati o stereotipi generalizzando il fenomeno, questo sarebbe un gravissimo errore, ogni atto contro la persona nasconde una personalità problematica, unica e soggettiva, un fenomeno sociale si, ma da osservare nei singoli casi.

Cosa non è’ bullismo:

Non rientrano nelle tipologie di bullismo le seguenti azioni:

Atti particolarmente gravi, costituenti reato e quindi punibili dalla legge nei ragazzi dai 14 anni in su.

Comportamenti “quasi” aggressivi, e quindi giochi o attività di qualsiasi genere con un livello di aggressività minimo e in cui vi è una relazione paritaria, e non quindi asimmetrica tra gli individui.

 

Gli effetti del bullismo

 

Gli effetti del bullismo possono essere gravi e permanenti. Si evidenzia sempre più un declino della sensibilità emotiva: la violenza diventa un atto socialmente conveniente e la folla è sempre più incapace di reagire ad atti di violenza pubblica. Il 60-80% del bullismo sta evolvendo verso forme inattese in senso stragistico e terroristico.

Dagli anni 2000 i mass media evidenziano i casi di suicidio indotto dal bullismo omofobico. L’omofobia comprende tutti quegli atti di tipo verbale e denigratorio nei confronti di gay, lesbiche e transessuali.

In Italia manca un sistema unitario e permanente di monitoraggio del fenomeno. Una ricerca statistica interessante è stata fatta sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza e riguarda le forme di prevaricazione messe maggiormente in atto :

 

  • il 25,2% evidenzia la diffusione di false informazioni sul proprio conto;
  • il 22.8% provocazioni e prese in giro ripetute;
  • il 21,6% denuncia di essere ripetutamente oggetto di offese immotivate;
  • il 10, 4% dice di subire continue forme di isolamento ed esclusione dal gruppo dei pari.

Una recente indagine sul bullismo nelle scuole superiori mette in luce come 1 ragazzo su 2 subisce episodi di bullismo. Il bullismo indiretto continua a prevalere su quello diretto.

 

La prevenzione

 

Il bullismo nasce come sintomo di un disagio relazionale, si evolve con l’età, cambia forma. La conversione della mentalità deviante dei gruppi è un lavoro che richiede molto tempo, risorse e coordinamento dei servizi sociali: la prevenzione risulta il mezzo più efficace per contrastare questo fenomeno.

 

L’Italia è uno dei pochi paesi europei a non possedere una vera e propria legge sulla prevenzione e il contrasto del bullismo. Infatti, questo fenomeno non può essere riconosciuto come vero e proprio reato ma può essere ricondotto ad altre fattispecie quali percosse, lesioni, minacce, ingiurie, diffamazioni, furti, molestie.

 

Le scuole non possono decidere  di “non vedere” per l’incapacità di reagire a questo fenomeno. Occorre responsabilizzare la scuola, attraverso l’acquisizione di strumenti di osservazione adeguati e strategie d’intervento efficaci, mediante la partecipazione a punti di raccordo nazionali e regionali, formando così una vera e propria “rete”. L’Italia nonostante ciò non è completamente priva di progettualità: sono in atto una serie di progetti di ricerca avviati in modo autonomo che però faticano a ricevere i finanziamenti adeguati, perché fuori dall’emergenza.

 

Occorre quindi lavorare a livello preventivo, in diverse direzioni:

Bisognerebbe attuare un opera di sensibilizzazione che coinvolga insegnanti, operatori e genitori affinché acquisiscano competenze nel lavorare in gruppo e nel cogliere eventuali segnali di disagio;

Bisognerebbe intervenire sugli elementi strutturali delle scuole, ad esempio nelle classi ove sono presenti portatori di handicap o un forte numero di allievi stranieri è più frequente la dispersione scolastica. Ad esempio si potrebbe ridurre il numeri degli allievi massimi in una classe, aumentare le ore di compresenza in classe e rafforzare la formazione di gruppi per gli insegnanti;

Bisognerebbe individuare forme di collaborazioni stabili tra professionalità diverse;

Il ruolo dei genitori

 

Cosa possono fare i genitori di fronte a questo fenomeno? Sicuramente devono essere in grado di riconoscere i sintomi nelle vittime del bullismo che possono riguardare:

  • Il rifiuto di andare a scuola
  • La presenza di tagli, ferite o vestiti rovinati
  • La perdita di alcuni oggetti
  • L’usufrutto ingiustificato della paga settimanale
  • L’isolamento sociale
  • Stati emotivi che vanno dall’apatia all’aggressività a tratti nevrotici
  • L’insorgenza di ansia e insonnia
  • La non voglia di andare a scuola

I genitori devono essere in grado di collocare il fenomeno nello spazio e nel tempo, ad esempio facendo domande ai propri figli mirate in merito alla giornata-tipo a scuola, ai rapporti con i pari. Inoltre, utile è rivolgersi alla scuola e parlare con gli insegnanti per quel che concerne l’insorgere di comportamenti “inusuali” da parte del proprio figlio. I genitori devono essere in grado di capire gli stati d’animo del proprio figlio, mediante l’accettazione, l’empatia, rafforzandone l’autostima e l’indipendenza.

Ma se il vostro figlio invece è un bullo? Molto spesso i genitori di questi ragazzi “prepotenti” hanno la tendenza a giustificarli. Solo quando il genitore si assume la propria responsabilità educativa, aiutando così figlio ad assumersi la propria di responsabilità in merito ai suoi comportamenti, si avvia un percorso virtuoso che permette di comprendere le motivazioni insite al bullismo, che permette di trovare strategie risolutive, mediante un processo di accoglienza delle emozioni in gioco.

Inoltre, la sempre maggiore diffusioni di corsi e gruppi di genitorialità risulta uno strumento efficace per aiutare i genitori a fronteggiare non solo il bullismo, ma anche altri generi di problemi.

 

Il nostro aiuto in caso di Bullismo. 

 

Consulenza e Psicoterapia:

Il  nostro Centro, che si occupa prevalentemente di famiglie accoglie e supporta i ragazzi vittime di bullismo e le loro famiglie, li assiste nel percorso giuridico se necessario e i nostri professionisti interagiscono quotidianamente con le scuole.

 

Per aiutare i ragazzi vittime di bullismo occorre un buon lavoro di rete professionale.

 

Accogliamo anche le famiglie i cui figli invece hanno commesso atti di bullismo, perché dietro queste condotte si nasconde un profondo disagio dell’adolescente/bambino autore.

 

Prevenzione e auto-difesa 

 

Nell’ambito della prevenzione il nostro Centro organizza corsi di prevenzione del fenomeno per insegnanti e genitori e corsi di auto efficacia e difesa per ragazzi/e in piccoli gruppi per imparare a riconoscere il fenomeno, difendersi e migliorare la propria autostima.