APPREZZARE IL NOSTRO CORPO

Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si partecipa a un numero sempre maggiore di eventi in compagnia, come uscite, escursioni al mare, feste, complici le temperature in aumento e le giornate prolungate, senza considerare poi l’arrivo delle vacanze; non bisogna stupirsi, dunque, se proprio questa stagione è la più attesa da molte persone. Può accadere, però, che quella che dovrebbe essere un’occasione per divertirsi e rilassarsi, per alcuni possa diventare fonte di grande imbarazzo; è necessario chiedersi, quindi, per quale motivo un’occasione apparentemente così piacevole possa talvolta assumere caratteristiche negative. La risposta, purtroppo, è in noi, o meglio, siamo noi: ognuno, infatti, è diverso e può contare su caratteristiche che lo rendono unico, il problema è che non sempre tali caratteristiche risultano positive ai nostri occhi. Generalmente, ciò che ci rende maggiormente fragili sono gli aspetti che possono essere colti anche al primo sguardo e, di conseguenza, non si tratta di caratteristiche della personalità quanto piuttosto di caratteristiche fisiche, che coinvolgono direttamente il nostro corpo. Non bisogna stupirsi, dunque, se alcune persone preferiscono il periodo invernale dell’anno, momento in cui vi è maggior possibilità di tenere nascosti determinati aspetti del corpo che si considerano “difetti”.

La natura umana è caratterizzata da due grandi verità apparentemente in contrasto, la mente e il corpo, che in realtà fanno parte di un unico soggetto e ne determinano l’individualità; la scissione, più o meno effettiva, della mente e del corpo è un aspetto che regola la nostra vita fin dai primi momenti e che ci accompagna per sempre. Se la nostra mente è la responsabile delle nostre idee e dei nostri desideri, il nostro corpo è il mezzo attraverso cui possiamo raggiungere ciò che vogliamo ma è anche la struttura che ci impone dei limiti: basti pensare a quando i bambini di pochi mesi vogliono raggiungere persone o oggetti ma, non avendo sviluppato ancora sufficientemente la muscolatura, possono farlo solamente richiamando l’attenzione degli altri. Crescendo la situazione si modifica ma solo in modo parziale: ogni nostra azione rimane comunque delineata dai limiti imposti dal nostro corpo (ad esempio il salto lungo o in alto, la velocità di corsa o lo svolgimento di determinate azioni -quali volare- sono tutti aspetti connessi alla nostra corporeità).

Non è di certo l’età adulta, dunque, il primo momento in cui siamo “costretti” a confrontarci con il nostro corpo, però i primi “problemi psicologici” derivanti da esso sembrano emergere soprattutto con la preadolescenza e l’adolescenza, periodi caratterizzati da enormi cambiamenti che comportano la costruzione di una nuova immagine del sé corporeo. Infatti, accade spesso che questo momento di transizione ci obbliga a confrontarci con una realtà diversa da ciò che avremmo voluto: che si tratti dei capelli, della pelle, del naso, delle gambe, della pancia… ognuno di noi inizia a trovare qualcosa che non è come avrebbe voluto. Sebbene questo possa essere un atteggiamento comune e diffuso nel periodo adolescenziale, a volte permane lungo tutto il ciclo di vita (o comunque anche per un periodo dell’età adulta) creando considerevoli problemi a chi lo sperimenta. È superfluo dire che un atteggiamento di svalorizzazione del proprio corpo risulta dannoso per ogni persona, soprattutto se prolungato nel tempo. Ritornando al principio di questo articolo, non ci deve stupire, dunque, se per le persone che hanno difficoltà ad accettare alcuni distretti corporei, l’estate risulti decisamente sgradevole: il clima caldo, infatti, le costringe a confrontarsi nuovamente e ad esporre anche agli altri i propri difetti, le proprie incertezze e debolezze.

Le motivazioni alla base di questo comportamento nocivo per il sé possono essere le più svariate ma senza dubbio trovano terreno fertile anche nel contesto socio-culturale in cui siamo inseriti. Ogni giorno, infatti, veniamo sottoposti a un numero indefinito di immagini del tutto irrealistiche che mostrano forme fisiche considerate “perfette”; definiamo tali immagine “irrealistiche” proprio per il lavoro di trucco e modificazione a computer che si trova alla base delle stesse. Logicamente, tali immagini possono compromettere, soprattutto negli insicuri, la capacità di accettarsi e amarsi ma anche di percepire positivamente il proprio corpo. Inoltre, l’esposizione a questo impressionante numero di immagini sembra aver compromesso l’ideale della bellezza, creando aspettative del tutto discostanti dalla realtà. All’interno della società contemporanea sembra essere diventata una consuetudine quella di confrontare non solo sé stessi ma anche gli altri sulla base degli ideali che ci vengono proposti; così facendo risulta quasi impossibile trovare persone che si avvicinino quasi completamente agli ideali di bellezza diffusi e questo ci porta a criticare gli altri per come appaiono piuttosto che per come sono, in base alle prime impressioni unicamente basate sul loro aspetto fisico. Non di rado, in realtà, i pensieri che proiettiamo sugli altri non fanno altro che rispecchiare i pensieri che riguardano noi stessi e che, molte volte, sono causa di grande sofferenza. L’impatto dei media, però, può non essere l’unica causa di questo atteggiamento discreditante nei propri confronti e nei confronti altrui; molte volte possono essere anche l’educazione ricevuta e le caratteristiche stesse della persona a incidere su tale comportamento. Basti pensare che la cultura orientale si differenzia moltissimo da quella occidentale anche per l’importanza che riveste il concetto di rispetto: in paesi come il Giappone è impossibile pensare ad atteggiamenti come il gossip che, al contrario, nel nostro Paese e nei Paesi di cultura occidentale spesso rappresentano il fulcro dell’attività di determinate testate giornalistiche.

Effettuate tali premesse, il nostro interesse si rivolge proprio a chi riscontra effettive difficoltà nel mostrarsi in pubblico e nell’accettare il proprio corpo. Infatti, come al solito, ciò che ci proponiamo è di riuscire, con qualche indicazione, a offrire altre prospettive a chi non ne vede. In queste brevi righe non intendiamo occuparci di disturbi quali possono essere la dismorfofobia, l’anoressia, la bulimia o l’obesità, poiché chiaramente riteniamo che tali disturbi debbano essere necessariamente seguiti attraverso un percorso psicologico specifico e individualizzato per ogni persona; l’intenzione è, dunque, quella di rivolgersi a chi ritiene di avere qualche problema nell’apprezzare pienamente il proprio fisico.

A tal proposito riportiamo in seguito alcuni suggerimenti che possano aiutarvi a cambiare la vostra prospettiva:

  • Un passo di assoluta importanza è rappresentato dal riuscire ad individuare i limiti del proprio corpo a anche dal conoscerne le potenzialità; infatti, concentrarsi unicamente su quelli che sono gli aspetti negativi non può che essere dannoso per il sé. Al contrario, individuare ciò che ci piace del nostro corpo ci permette di osservarci da un altro punto di vista, con benefici anche immediati sull’umore.
  • Allo stesso modo, è necessario riuscire ad apprezzare il proprio corpo per quello che è, senza cercare di raggiungere obiettivi impossibili. Sebbene sia necessario perdere dei chili qualora una persona sia effettivamente sovrappeso, tale necessità deriva da una considerazione puramente salutista. È inutile cercare a tutti i costi di mettersi a dieta per assomigliare ai prototipi che ogni giorno ci vengono mostrati quando magari abbiamo un fisico assolutamente nella norma. Inoltre, ogni scelta che facciamo rispetto al nostro corpo dev’essere presa con l’unico scopo di farci sentire bene e non con quello di eliminare un difetto. Se si sceglie di andare a correre bisogna farlo ancora una volta per la salute e per il piacere di farlo e non per la convinzione di avere un corpo inadeguato. Da sottolineare, inoltre, vi è anche l’importanza dell’accettarsi nel qui e ora: è fuori luogo quanto dannoso cercare a tutti i costi di raggiungere il peso-forma o la tonicità che si aveva a 18 anni, ha più senso trattare bene il proprio corpo così com’è. Amare sé stessi non significa trascurarsi ma significa prendersi cura di sé accettando le proprie debolezze anche grazie ai propri punti di forza.
  • Quello che spesso ci dimentichiamo quando si tratta di giudicare noi stessi (e a volte anche gli altri) è che il nostro corpo non è altro che l’immagine esteriore che offriamo e, in quanto tale, è solo una parte dell’immagine complessiva di una persona. Infatti, per quanto sia importante riuscire ad amare il proprio corpo, non bisogna dimenticarsi del fatto che esso è solo una parte di noi e non è quella più rilevante. Fermarsi all’apparenza risulta un comportamento assolutamente frivolo e come noi non lo facciamo nel giudicare gli altri nel loro complesso, gli altri non lo fanno nel giudicare noi. Per questo motivo dobbiamo evitare a tutti i costi di fissare il nostro pensiero unicamente su tale aspetto, tenendo sempre in considerazione che generalmente le persone di cui ci circondiamo non sono necessariamente le più belle fisicamente ma che è il loro carattere a renderle belle ai nostri occhi.
  • Spesso i nostri giudizi negativi sul fisico derivano proprio dalla paura di essere l’oggetto di giudizi negativi da parte degli altri. È questo il motivo per cui si diventa particolarmente fragili anche a fronte di stimoli (quali potrebbero essere dei cartelloni pubblicitari) e commenti che non sono rivolti direttamente a noi. Ciò che dobbiamo tenere ben presente, però, è che la tendenza a concentrare l’attenzione sul proprio sé è caratteristica di tutte le persone; in realtà, dunque, generalmente chi incontriamo per strada a sua volta è impegnato a combattere una battaglia simile alla nostra, concentrando le sue attenzioni su ciò che non apprezza di sé stesso. Infine, a tal proposito, bisogna anche considerare che soddisfare tutti è assolutamente impossibile, quindi può essere molto più produttivo riuscire a soddisfare sé stessi.
  • Quello che non facciamo mai, soprattutto se abbiamo dei problemi con il nostro corpo, è accettare un complimento che ci viene posto dall’esterno. Ogni volta che qualcuno ci fa un complimento tendiamo a sminuirlo, a pensare che stia scherzando, a ritenere che al di sotto di esso si nasconda una critica più o meno velata o che il complimento sia frutto unicamente di educazione. Niente di più sbagliato. Prendere alla lettera i complimenti ricevuti e accettare la gentilezza altrui è un passo fondamentale nel percorso di accettazione del proprio sé corporeo.
  • Infine, anche se può apparire inutile da dire, è necessario circondarsi di persone che ci apprezzano per quello che siamo: ovviamente questo si riferisce a ciò che siamo per intero, non solo il nostro aspetto esteriore.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*