AGIRE CONTRO LA VIOLENZA

Parliamo di #violenze: riconoscerle per prevenirle sono stati due momenti di incontro organizzati con l’obiettivo di informare, prevenire e fare riflettere sulla violenza e le sue sfaccettature: dal bullismo e cyberbullismo alla violenza subita dalle donne all’interno delle mura domestiche, a quella assistita dai figli ma anche le forme meno conosciute e riconosciute, ed in particolare a quella subite dagli uomini in fase di separazione da parte delle ex mogli o compagne.

Primo tema approfondito con la dott.ssa Tiziana Porta: il bullismo ma soprattutto il cyberbullismo. Un fenomeno complesso, che indica una forma di disagio relazionale, di prevaricazione e di sopruso perpetrata tramite i nuovi mezzi di comunicazione come le chat, i social, i telefoni cellulari ed il web in generale. Quest’ultimo infatti è un mezzo potente ed affascinante ma può trasformarsi anche in qualcosa di molto rischioso. Per questo motivo parlare ai ragazzi dei pericoli e delle insidie che può nascondere è fondamentale per insegnare un uso consapevole delle nuove tecnologie.

L’utilizzo dei social network e delle applicazioni di messaggeria e chat preoccupa non poco i genitori di figli adolescenti che dall’incontro hanno ricevuto il prezioso consiglio di controllare i propri figli e le loro attività sui social network ma al tempo stesso di curare ed instaurare con loro un rapporto basato sulla fiducia reciproca.

 

“Donne, uomini e minori: i diversi volti della violenza” ha introdotto il tema con una  panoramica sulle sue principali tipologie di violenza: fisica, sessuale, psicologica, economica, stalking e alle sue conseguenze sul piano psicologico, sociale ed affettivo per la vittima che spesso si trova a vivere in una condizione di isolamento, insicurezza e scarsa autostima che le impedisce di affrontare e cercare il modo di uscire dalla situazione in cui si trova. Come ha ricordato l’avv. Greta Maria Marchesi infatti molto spesso la vittima denuncia tardi le violenze subite, ma altrettanto spesso una denuncia di maltrattamento non basta affinchè vengano presi provvedimenti, quali l’allontanamento dell’aggressore o gli arresti domiciliari ecc., perché il comportamento dell’aggressore, secondo il Codice Penale, deve essere reiterato nel tempo.

Le vittime non sono solo donne ma anche minori, che fra le mura domestiche assistono sia direttamente (vedendo e sentendo…) sia indirettamente a gesti e comportamenti violenti fra i genitori. Si parla quindi in questi casi di violenza assistita: una forma psicologica le cui conseguenze per bambini e ragazzi possono essere notevoli sul piano psicologico, sociale ed affettivo e possono portali ad avere difficoltà di apprendimento, mancanza di fiducia negli altri, scarsa stima di sé, rabbia e aggressività, dipendenza, insicurezza ed introversione. Inoltre crescere in un ambiente violento li porterà con maggiori possibilità ad essere potenziali aggressori o vittime da adulti. Studi scientifici hanno evidenziato che i minori vittime di violenza assistita hanno più probabilità di diventare bulli o vittime di bullismo.

Un’altra tipologia di maltrattamenti, di cui poco si parla, è quella subita dagli uomini da parte delle mogli o compagne. Si tratta di violenza psicologica, ma a volte anche fisica, che si manifesta soprattutto alla fine di una storia diventando in questi casi vendicativa e spesso distruttiva del ruolo genitoriale o della posizione sociale dell’uomo. Si esprime con false accuse e denunce che mirano ad allontanare i figli dal padre e che hanno luogo anche attraverso una loro strumentalizzazione. Questa forma di violenza è più sommessa anche perché l’uomo fatica a parlarne e a trovare spazi dove poter essere ascoltato.

Grazie al contributo della dott.ssa Viviana Virtuani tutte queste tipologie sono state raccontate attraverso le parole delle vittime addentrandosi così negli stati d’animo, nelle emozioni e nel loro vissuto.

In tutte le storie di violenza il supporto psicologico è fondamentale, non sono per le vittime ma anche per chi agisce la violenza. Per questo motivo Dyma offre uno spazio, che abbiamo denominato Agire contro la violenza, dove ciascun individuo, vittima o aggressore, può essere accolto e supportato in un percorso di uscita dalla spirale della violenza.

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