Adolescenza: un cammino tra molte incertezze verso l’età adulta

Screenshot 2014-11-06 11.18.27Le parole adolescente e adulto da un punto di vista etimologico derivano dallo stesso verbo latino: Adolesco = mi nutro.

L’Adolescenza è il periodo della vita in cui il ragazzo ha bisogno di nutrirsi per evolvere nel processo di crescita psicologica che lo porterà verso l’età adulta.

L’Adulto è colui che si è già nutrito e che ha raggiunto quella condizione di maturità a cui l’adolescente aspira.

L’adolescenza è una fase della crescita che inizia tra i 9/10 anni e i 13/14 anni. Non è possibile definire un’età di inizio con precisione a causa della variabilità individuale. L’età di conclusione è più difficile da delineare, a causa dell’influenza della cultura di appartenenza della persona e delle sue caratteristiche individuali (ma ormai si colloca anche oltre i 18 anni).

Si considera conclusa con l’emergere dell’autonomia, con l’acquisizione della propria identità e della consapevolezza di essere un individuo unico, diverso dagli altri, con un proprio modo di pensare, di sentire e di relazionarsi con gli altri, quindi quando l’individuo riesce ad instaurare rapporti stabili e significativi con se stesso e l’ambiente in cui vive.

L’adolescenza è una stagione della vita caratterizzata da una “esplosione” di cambiamenti: si verificano importanti modificazioni a livello corporeo e psicologico.

I ragazzi sono impegnati in una faticosa ricerca e affermazione della propria identità.

In questa fase di crescita emergono due bisogni contrapposti, entrambi fondamentali per approdare alla “costruzione” di un  nuovo senso di sé.

Da un lato la necessità di potersi “ancorare” a una famiglia solida che sappia “contenere” il ragazzo anche attraverso un sistema ben definito di regole.

Dall’altro il bisogno di differenziarsi da questa base sicura per fare esperienze, esplorare, confrontarsi col mondo esterno.

L’adolescenza normale può essere caratterizzata da uno scompenso emotivo cospicuo, che resta tuttavia fisiologico anche se può durare a lungo ed avere manifestazioni clamorose. Questo da un lato dipende dalla contraddittorietà, a volte esasperata, dei ragazzi che alternano atteggiamenti di aperta rivolta e di sfida ad atteggiamenti di dipendenza quasi regressiva, dall’altra dalla difficoltà dei ragazzi a tollerare la procrastinazione delle soluzioni da cui deriva la loro impulsività.

Questi scompensi non devono essere curati in senso stretto e cioè non devono essere modificati o attutiti. Esiste per l’adolescenza una sola cura che consiste nel passare del tempo e quindi nel graduale completamento dei processi di maturazione.

Gli scompensi emotivi tipici di questa età dipendono da diversi fattori:

  • La maturazione sessuale: l’adolescente può vivere in modo angoscioso le trasformazioni del proprio corpo. C’è una perdita di stabili parametri di riferimento (il corpo da bambino), la paura di non riuscire a mantenere più il controllo sulla propria dimensione somatica.
  • L’allargamento cognitivo: la capacità di ragionare in modo astratto…
  • Un nuovo modo di stare in famiglia: “con lo sguardo al di fuori” (amici, interessi…)
  • Emerge il bisogno di autonomia e di definire nuovi “spazi”, a cui nessun adulto abbia libero accesso (es. diario personale, il chiudersi nella propria stanza…).

IL RAPPORTO GENITORI-FIGLI

L’adolescente è impegnato a conoscere e scoprire se stesso: non è più un bambino ma non è nemmeno un adulto… Si domanda: chi sono? Cosa farò da grande?

 

Nel processo di progettazione del proprio futuro anche la scuola e gli amici ricoprono un ruolo fondamentale:

  • la scuola è una palestra di vita, è il luogo in cui sperimentare se stessi prima degli impegni definitivi;
  • nel gruppo di amici si sperimenta l’uguaglianza di competenze, di sensazioni… c’è il confronto.

L’adolescenza è un momento faticoso non solo per i ragazzi, ma anche per l’intero sistema familiare (ed extra familiare) che si trova di fronte al duro compito di comprenderli, accompagnarli e sostenerli.

Tipica è la difficoltà di comunicare: adulti e ragazzi pare non riescano ad ascoltarsi e a capirsi nei reciproci bisogni.

Nel migliore dei casi, la comunicazione è chiara, c’è la possibilità di un dialogo e di un confronto, ma molto più spesso gli adolescenti esprimono bisogni, disagi, interrogativi col silenzio, la provocazione e gli agiti.

Gli adulti, rispetto a queste modalità comunicative, spesso si trovano disorientati e disarmati… Si tratta per loro di una vera e propria sfida educativa.

I genitori (o altri adulti significativi) possono adottare diversi stili educativi nei confronti dei ragazzi, cioè possono agire diversi tipi di approccio nella relazione con loro.

Un corretto stile educativo permette al ragazzo di diventare autonomo, sviluppare le proprie potenzialità, tollerare la frustrazione, costruire soddisfacenti relazioni sociali e sentimentali. Lo stile è adeguato se coerente, cioè capace di dare risposte sempre simili per comportamenti simili e se garantisce il soddisfacimento di due bisogni opposti tra loro, ma importanti per lo sviluppo dell’identità; la vicinanza-protezione-accudimento/distanza da una parte ed, esplorazione-differenziazione, dall’altra.

Uno stile educativo corretto e, dunque, adeguato è quello autorevole.

In questa situazione, i genitori propongono poche regole chiare, sono coerenti, uniti e univoci nelle direttive. Le regole sono fondate su valori stabili e condivisi e sono motivate, così come le trasgressioni hanno conseguenze chiare e motivate. Non si pretende dal ragazzo ciò che non può dare e si valorizzano i suoi atteggiamenti positivi, dandogli fiducia. Il dialogo e il confronto sono facilitati. In tale contesto il ragazzo può affermare se stesso in un clima sicuro.

Stili educativi inadeguati, invece sono:

Lo Stile permissivo in cui l’adulto fa l’amico-coetaneo dell’adolescente e questo tipo di rapporto può diventare un modo per castrare il suo bisogno di opposizione e differenziazione.

L’adolescente ha bisogno di trovare da sé le soluzioni più idonee e l’eccessiva permissività riduce la possibilità di esprimere opposizione e rifiuto, così necessari per la conoscenza di se stessi.

Uno stile troppo permissivo porta il ragazzo a sentirsi senza un punto di riferimento stabile e potrebbe sperimentare una libertà che lo “incatena” ricercando apparenti rassicurazioni in esperienze anche rischiose.

Al contrario lo stile autoritario è oppressivo e soffocante, caratterizzato da eccessivo controllo e scarso dialogo coi figli. I genitori propongono molte regole indiscutibili, senza spiegarle.

Le trasgressioni prevedono punizioni.

Non viene lasciato spazio all’esplorazione. Questi genitori pensano di plasmare i figli secondo i loro bisogni e li sottopongono a frustrazioni costanti che rimandano ai ragazzi un’immagine di sé negativa e cattiva, non amabile, non meritevole. Questo stile educativo potrebbe fare insorgere nel ragazzo comportamenti di chiusura, isolamento e rifugio nel virtuale.

Uno stile incoerente invece è caratterizzato da una costante oscillazione tra permissivismo e autoritarismo da parte dei genitori. Le regole sono sottoposte all’umore dell’adulto. L’imprevedibilità della risposta del genitore confonde il ragazzo. Questo stile genera ansia, disorientamento, insicurezza, aggressività e può portare a bullismo e comportamenti ai limiti del delinquenziale; nei ragazzi non c’è consapevolezza della gravità delle proprie azioni, perché non sanno distinguere ciò che è bene da ciò che è male.

I DISTURBI IN ADOLESCENZA

La diagnosi differenziale tra adolescente sano in crisi evolutiva e un adolescente con psicopatologia non è sempre facile.

Gli aspetti da considerare sono: la ripetitività, la lunga durata, la non transitorietà,  la presenza del comportamento problema in più ambiti (domestico, scolastico, ecc) …

La sofferenza espressa dall’adolescente può essere legata alle problematiche di questa fase di crescita e avere una ricaduta sul sistema familiare, ma spesso può anche essere manifestazione di un disagio collegato al contesto stesso in cui il ragazzo vive (conflittualità, separazione/divorzio, lutti, malattie…).

I ragazzi possono manifestare:

  • disturbi del comportamento, passaggi all’atto, problemi di chiusura e isolamento, fuga nel virtuale
  • disturbi della condotta alimentare (anoressia, bulimia)
  • dipendenze (droghe, fumo, alcool)
  • disturbi dell’umore (depressione, ansia)
  • psicosi
  • disturbi di personalità (borderline, narcisistico)

Quando la sofferenza diventa ingestibile può essere richiesto l’intervento di una figura professionale esterna che aiuti il ragazzo e la famiglia a comprendere e dare significato a ciò che sta succedendo, ad individuare le risorse che possano indicare la strada da seguire.

Accogliamo per percorsi psicologici e di consulenza sulle problematiche dell’adolescenza i genitori e i loro figli adolescenti, aiutandoli, ove necessario, in un cammino di crescita.

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